
I tassi di interesse sui mutui-casa stanno lentamente invertendo la corsa al rialzo degli ultimi mesi, mentre l’indebitamento delle famiglie italiane continua a salire.
E sono sempre più neurosi i casi di insolvenza. E’ questo il quadro che è emerso dal supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia diffuso ai primi di aprile, con l’analisi dell’andamento del credito in Italia nei primi due mesi del 2008. A febbraio, si legge nel documento, il Taeg (tasso annuo effettivo globale) applicato per l’acquisto di abitazioni è sceso al 5,77%, in calo rispetto al 5,81% di gennaio 2008 e al 5,86% di dicembre 2007, e allo stesso livello fatto segnare nel luglio dello scorso anno. Analizzando la tabella del Bollettino, emerge che tutta la curva dei tassi per le nuove operazioni di acquisto casa è in discesa: il tasso medio di mercato è infatti diminuito al 5,65% (5,69% a gennaio e 5,72% a dicembre), quello per mutui da 5 a 10 anni è al 5,49% (5,62% a gennaio e 5,66% a dicembre) e quello oltre i dieci anni si è attestato al 5,79%, rispetto al 5,88% fatto registrare nei due mesi precedenti. Si è però lontani anche solo dai livelli dei primi mesi del 2007, quando il Taeg si collocava al 5,35% per i mutui fra 5 e 10 anni, mentre per quelli sopra i 10 anni le banche chiedevano il 5,51%. Tuttavia la nuova salita dell’Euribor, che all’inizio del mese di aprile ha segnato una nuovo record (anche se il tasso sui mutui è calcolato sulla media mensile) non lascia sperare in un ritorno in tempi brevi ai tassi richiesti dalle banche tra il 2003 e il 2004, quando c’è stato il boom delle erogazioni dei mutui casa. La flessione dei tassi di interesse sulle nuove operazioni ha corrisposto a una crescita delle consistenze dei mutui erogati alle famiglie per l’acquisto della casa. Nel mese di febbraio, i mutui di durata superiore ai 5 anni ammontavano a 263,93 miliardi di euro, contro i 261,79 miliardi di gennaio e i 244,97 miliardi di un anno prima, con una crescita quindi del 7,74% nei dodici mesi. Anche il totale dei prestiti alle famiglie (mutui e credito al consumo) è aumentato, arrivando a 468,85 miliardi, rispetto ai 465,86 miliardi di gennaio e a 437,42 miliardi del febbraio 2007, con una crescita del 7,18 rispetto ad un anno fa. L’intreccio tra andamento dei tassi, indebitamento delle famiglie, mercato immobiliare e crisi finanziaria non è ancora del tutto chiaro e solo l’esplosione del caso dei cosiddetti subprime (i muti ad alto livello d’insolvenza concessi negli Stati uniti per acquistare immobili), tra l’altro inizialmente sottovalutato da gran parte degli osservatori, ha messo in evidenza la necessità per le banche centrali e per il Fondo monetario internazionale di meglio valutare l’impatto dell’andamento dei prezzi delle abitazioni sulle politiche monetarie. Il terremoto innescato dalla crisi dei subprime, che ha fatto tremare il sistema creditizio mondiale, nel nostro Paese ha avuto l’effetto di complicare la realizzazione di quello che rimane il principale desiderio delle famiglie italiane, ovvero diventare proprietari della propria abitazione. Già dallo scorso autunno le associazioni dei consumatori hanno iniziato a lanciare l’allarme (ribadito di recente anche dal presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, si veda Mattoni&Finanza) sulla crescita dei pignoramenti, mentre sempre più italiani sono tornati agli sportelli per chiedere la rinegoziazione del proprio muto a tasso variabile vista l’impennata della rata mensile, che per la corsa dell’Euribor ha raggiunto livelli insostenibili per molte famiglie. Sul fronte opposto, il sistema creditizio italiano sembra aver retto meglio di altri all’onda d’urto dei subprime. “Il sistema finanziario italiano è stato molto poco colpito da questa crisi ed è emerso molto bene”, ha affermato il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi in occasione del vertice del G7 del 12 aprile. E alla base di questa tenuta, ha proseguito il governatore, c’è una “saggezza” nelle scelte operate dagli istituti italiani. “Un aspetto rilevante di questa turbolenza è quello che lo lega a varie forme di innovazione finanziaria”, ha sottolineato invece l’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Innovazioni che le nostre banche hanno sposato meno di altre. Dunque per il momento si può stare tranquilli, anche se un quadro più completo sulla tenuta del sistema sarà fornito dal Draghi e in occasione della relazione annuale di Bankitalia che sarà presentata al fine maggio. Nel frattempo, però, a livello europeo banche centrali e governi hanno iniziato a lavorare a un’intesa per rafforzare la prevenzione e la gestione delle crisi finanziarie nate fuori dei confini dell’Ue e definire una serie di linee guida pratiche da seguire per affrontare le emergenze e risolverle. A questo tema è stato dedicato il vertice informale Ecofin del 6 e 7 aprile scorsi a Brdo, in Slovenia, e a questo ha lavoro Draghi, in qualità di responsabile del Financial Stability Forum, definendo il rapporto, consegnato poi al G7, nel vertice del il 13 aprile a Washington in occasione della riunione di primavera del Fondo monetario internazionale. Nel documento, il numero uno di via Nazionale ha proposto una ricetta per assicurare una maggiore trasparenza sui mercati finanziari, rafforzare le misure di supervisione e garantire la ricostituzione del capitale da parte di banche e istituzioni finanziarie colpiti dalla crisi dei subprime. Una ricetta che è stata accolta da un ampio consenso da tutti gli attori del vertice.
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