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Mutui, il governo Usa ricorre al mammuth


Un annus horribilis, dai titoli “spazzatura” al quasi fallimento dei colossi Fannie Mae e Freddie Mac

Mutui, il governo Usa ricorre al mammuth - Un annus horribilis, dai titoli “spazzatura” al quasi fallimento dei colossi Fannie Mae e Freddie Mac

L’8 settembre scorso, il ministro del Tesoro americano, Henry Paulson, ha annunciato un piano in base al quale il governo prende il controllo degli istituti finanziari gemelli, Fannie Mae e Freddie Mac. Le due agenzie saranno commissariate e il Dipartimento del Tesoro ne acquisterà le azioni privilegiate.
L'operazione è stata decisa per evitare una “grave tempesta” sui mercati finanziari “negli Usa e nel resto del mondo”, ha detto Paulson. Il capo della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha dato il benvenuto al piano di salvataggio, mentre i due candidati alla Casa Bianca hanno condiviso l’intervento del Tesoro. Secondo il conservatore John MacCain è necessario proteggere i contribuenti, per il leader democratico Barack Obama si tratta di un’iniziativa necessaria per evitare una crisi più profonda. Già il 30 luglio scorso il presidente della prima economia mondiale aveva firmato un piano di salvataggio per tentare di uscire dalla crisi dei mutui subpirme, che stanziava 300 miliardi di dollari a favore delle due finanziarie che detengono il 50% dei mutui ipotecari statunitensi. In realtà negli ultimi mesi, considerando il repentino peggioramento di tutti gli altri istituti di credito esposti sul versante mutui, le due agenzie semi-pubbliche hanno visto salire la propria quota del credito immobiliare fino al 98% di tutti i nuovi prestiti. Anche quando una famiglia ottiene soldi dalla Citibank o dalla Bank of America, oppure da una piccola banca locale, il finanziatore di ultima istanza è uno dei due “gemelli”. Sono Fannie e Freddie che ricomprano i mutui dalle banche ordinarie, ne garantiscono il finanziamento emettendo titoli obbligazionari che sono a loro volta comprati per finire nei portafogli delle banche, dei fondi d'investimento, dei risparmiatori. Titoli ultra-sicuri - almeno fino a ieri - non come quella “spazzatura” che ha innescato la crisi dei mutui subprime, devastando il sistema finanziario mondiale, i cui colpevoli hanno nomi e cognomi sui quali varrà la pena soffermarci in seguito.
Ma chi sono i due giganti del credito fondiario? Due nomi sconosciuti nel resto del mondo, ma familiari agli americani per la loro funzione vitale: da loro dipende l’erogazione dei mutui normali, quelli “sani”, considerati sicuri fino a poco più di un mese fa. I loro prestiti valgono 5.200 miliardi di dollari. Per avere un ordine di grandezza, si tratta di un volume pari al 58% dell'intero debito pubblico americano. Se fossero crollate queste due istituzioni, la crisi dei mutui subprime sarebbe sembrata una modesta avvisaglia in confronto a questa deflagrazione. Fannie Mae fu creata nel 1938 dopo il decennio della Grande Depressione: figlia del New Deal di Franklin Roosevelt, è la prima banca di natura semipubblica che ha per unico scopo l'erogazione di mutui-casa a prezzi politici, controllati dal governo. Il suo successo nel diffondere tra la middle class americana la proprietà delle abitazioni è il fondamento del “sogno americano”.
Insieme con Freddie Mac, l’istituzione gemella, la maxibanca di credito fondiario ha perso a luglio nelle sedute di Borsa il 90% del proprio valore azionario. Un ex dirigente della banca centrale Usa le ha dichiarate “già insolventi a norma di legge”. Rappresentano a questo punto l’argine, il confine, fra la ripresa del sistema economico americano (per certi versi mondiale) e una eventuale crisi simile alla grande depressione del ’29. Anche il presidente G. W. Bush, nonostante le prime contrarietà a sottoscrivere un provvedimento che di fatto è un aiuto di Stato a due istituti semi pubblici in un contesto, quello americano, che fa del liberismo l’ideologia portante del sistema economico a stelle e strisce, ne ha compreso l’importanza firmando un atto essenziale per il Paese. L’America, attraverso le sue istituzioni governative, questo aspetto l’ha compreso benissimo e nel brevissimo periodo ha stanziato una massa di dollari impressionante. Vero è che sarà un provvedimento che peggiorerà il già alto deficit pubblico, ma sempre meglio di una crisi anche sociale che potrebbe provocare danni molto più seri. Negli ultimi mesi le famiglie che non sono state in grado di onorare il proprio debito ipotecario sono state 8.500 al giorno, 250.000 al mese. Numeri da capogiro. Anche per questo aspetto è stato disposto dal Congresso un aiuto mirato per 4 miliardi di dollari direttamente alle famiglie cui è stata pignorata l’abitazione.

Ogni mese 250mila famiglie americane non sono in grado di pagare il mutuo


Si accennava prima ai titoli “spazzatura” che hanno causato la bolla speculativa i cui effetti sono ancora da delimitare. Dopo un anno di perdite devastanti per il sistema finanziario globale, la paternità della bolla subprime comincia ad avere nomi e cognomi. L’FBI ha arrestato, da marzo a oggi, centinaia di persone. La cosa è passata sotto silenzio per mesi, ma dopo l’ultima retata sono stati diffusi i dati di un’attività che ha comportato risultati impressionanti. Gli investigatori sono arrivati ai vertici della Bear Stearns, portando via in manette Ralph Cioffi e Matthew Tannin, ex-manager della banca. Sono solo gli ultimi di 406 persone incriminate (su 1.400 indagate), 287 delle quali arrestate e ben 173 già condannate. Ben 60 arresti sono stati eseguiti solo negli ultimi giorni di luglio. Operatori di mercato, agenti immobiliari, avvocati e altri ancora sono finiti in manette con accuse che negli USA sono pesantissime: rischiano anche oltre 20 anni di carcere per le frodi perpetrate.
Le accuse a Tannin e Cioffi in particolare sono quelle d'aver innescato la crisi dei subprime con il fallimento dei fondi speculativi che gestivano. I due erano, stando alle accuse, a conoscenza dello stato molto precario dei fondi, ma assicuravano il contrario. Invece sono falliti con un costo di 1,6 miliardi di dollari per i malcapitati investitori. Questo ha innescato una crisi che ancora non è del tutto sotto controllo e che ha causato perdite per circa 1.000 miliardi di dollari. Gli effetti della manovra governativa - che il Wall Street Journal definisce la “manovra-mammuth” - da un lato, e il lavoro del dipartimento della Giustizia determinato a portare alla luce e punire le frodi sui mutui dall’altro, dovrebbero contribuire a riportare la stabilità e la fiducia nel mercato immobiliare e in quello del credito americano. Non solo. Rimane sempre, quella americana, l’economia che influenza più o meno significativamente i destini delle altre economie sotto tre aspetti principali: finanziario, economico e psicologico.
Finanziario perché i titoli CDO (collateralized debt obligations), incriminati di aver alterato i portafogli dei gestori dei fondi (ricordiamo che a un alto rendimento obbligazionario corrisponde un alto rischio di non rientrare in possesso del capitale, come in parte è avvenuto), hanno di fatto portato alla luce un sistema dopato. I CDO hanno amplificato la crisi finanziaria dei mutui subprime innescando, causa l’effetto leva cui sono sottoposti, vendite massicce sulle piazze finanziarie di tutto il mondo. Le borse americane (che capitalizzano il 50% del valore mondiale ) e quelle europee stanno pagando il prezzo più alto, con riflessi sulle già precarie economie domestiche. L’aspetto psicologico, infine, ha un peso non indifferente. La fiducia dei consumatori è un indice fondamentale delle politiche di marketing: un consumatore che non ha fiducia nel futuro, non compra. Gli americani e il resto del mondo attendevano un segnale forte per fronteggiare la crisi finanziaria: la manovra mammuth potrebbe essere adatta a risollevare le sorti di un Paese dal quale dipendiamo, che ci piaccia o no.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:02