
“L’evoluzione del mercato dei mutui immobiliari negli ultimi anni potrebbe aver accresciuto il grado di fragilità finanziaria delle famiglie”.
A mettere in evidenza l’aumento del rischio “banca rotta” per le famiglie italiane è il Rapporto annuale della Banca d’Italia presentato il 31 maggio scorso a Roma dal governatore Mario Draghi. Nella sezione dedicata agli intermediari creditizi, l’Istituto di via nazionale osserva come questa fragilità si evidenzia in particolare per le fasce di reddito più basse, senza però generare un aumento evidente delle morosità. La crescita del costo delle case e quello del rapporto fra il valore dei prestiti e delle garanzie richieste “si è tradotta – prosegue il documento – in un incremento dell’importo medio dei nuovi mutui”. I dati raccolti dalla Centrale dei rischi di Bankitalia, indicano che tra il 2004 e il 2007 il valore medio dei mutui-casa è salito da 125.000 a 140.000 euro. Questo fattore, insieme all’aumento dei tassi d’interesse iniziato alla fine del 2005, e all’alta quota di indebitamento a tasso variabile, ha generato la crescita degli oneri finanziari delle famiglie. L’analisi dei mutui concessi nel periodo 2004-2006, censiti dalla Centrale rischi, rileva infatti che tra il 2004 e il 2007 il 3,5% dei clienti ha registrato almeno un ritardo nel pagamento delle rate e che l’1,5% è stato schedato come sofferenza o incaglio. Analizzando ancora il dato emerge poi che, in una congiuntura caratterizzata dall’aumento dei tassi, il numero dei ritardi nei pagamenti si è attestata al 3,8% per i mutui a tasso variabile, contro l’1,8 del fisso. Il risultato è che le famiglie che sottoscrivono prestiti per comprare casa sono tra le più esposte in Europa al rischio della fluttuazione dei tassi. A ciò si aggiunge un costo dei prestiti che rimane tuttora più alto di quello degli altri partner della Ue. A fronte di questo, Bankitalia evidenzia però una maggiore propensione a ridurre il rischio rata: negli ultimi due anni il numero dei prestiti a tasso variabile sul totale dei nuovi finanziamenti alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione è diminuito del 37%, convergendo su valori medi dell’area euro. Tuttavia a causa della grande quantità di mutui variabili erogati negli anni passati, l'esposizione delle famiglie italiane ai rischi resta più elevata rispetto a quella della media europea. Passando all’andamento dei tassi d’interesse, Bankitalia osserva che questi nel 2007 sono cresciuti, per il variabile, di 8 decimi di punto attestandosi al 5,5%, contro il 5,3% dell'area euro. Come detto, nel nostro Paese il costo dei mutui, sia variabili che fissi, è maggiore che nel resto della Ue, anche se alla fine dello scorso anno, per il fisso il gap si è ridotto di 7 decimi di punto. E questo grazie a una maggior concorrenza tra le banche. Per il 2008, i dati indicano una riduzione della consistenza complessiva dei mutui per acquisto di case. Per quel che riguarda più in generale i prestiti che le banche hanno concesso ai residenti, il rapporto di palazzo Koch indica una crescita del 10,1%, in linea con quello osservato nell’area euro, ma con una diminuzione rispetto al 2006. Questo dato riflette in parte gli effetti contabili derivanti dalla cessione di prestiti e in parte il ritmo più moderato dei finanziamenti alle famiglie. E’ invece rimasta alta la domanda da parte delle imprese, soprattutto per i crediti a medio e a lungo termine, anche se su questo segmento il rallentamento del mercato immobiliare ha avuto delle ricadute. Infatti, “pur mantenendosi su ritmi di espansione elevati, il credito alle imprese delle costruzioni ha registrato, nell’ultima parte dell’anno, una dinamica più contenuta”. Inoltre, “la decelerazione dei prestiti a imprese che offrono servizi di intermediazione immobiliare è stata più intensa e contribuisce in larga misura a spiegare il calo del tasso di crescita dei finanziamenti al settore dei servizi”.
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