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Turismo

Necessario mettere il settore al centro del piano rilancio nazionale


30.07.2009

 

Praticamente in contemporanea con il Forum di Cortina, a Torino, città che, dopo le Olimpiadi invernali del 2006, è divnuta il simbolo della capacità di inventare nuove vocazioni dopo decenni di mono-cultura industriale, si è tenuta la conferenza internazionale sul turismo dal titolo Destinazione Italia 2020, realizzata con il supporto tecnico scientifico della Fondazione Rosselli.
 Nel 2020, ha sottolineato, in apertura di convegno Bernabò Bocca, presidente della federazione che rappresenta oltre 200mila delle 270mila imprese turistiche italiane, il giro d’affari del turismo, secondo le previsioni, potrebbe assestarsi sui 2mila miliardi di euro. senza dubbio una prospettiva interessante e da non sottovalutare per quello che a parere di Bocca resta, oggi più che mai, la principale risorsa a disposizione del Paese per far ripartire l’intero sistema economico. A patto, naturalmente, che governo e parlamento pongano il settore al centro e non più ai margini del piano complessivo di rilancio nazionale. “Per ridare slancio al turismo – ha detto Bocca – è indispensabile un accordo che può essere stabilito solo a livello nazionale e deve essere condiviso con le imprese. Per migliorare ci vogliono scelte coraggiose in campo fiscale, efficaci strategie di coordinamento del nostro sistema turistico, una crescita mirata del sistema infrastrutturale e dei trasposti”. A questo proposito il presidente di Confturismo ha ricordato che l’Italia è quinta in Europa per il numero di voli internazionali, che in 35 anni la rete autostradale si è incrementata del 70%, rispetto alla crescita del 230% dell’intero continente, e che i porti turistici dispongono di 117mila posti barca mentre la Francia, pur avendo la metà dei chilometri di costa, ne offre 165mila. Fenomeni contraddittori che, secondo Bocca, sono il risultato di decenni di confusione politica per il settore, portato a uno sviluppo disarmonico e disarticolato. D’accordo sull’utilità di aprire un dibattito per l’istituzione di un ministero delle Politiche del turismo, sul modello di quanto realizzato con successo per l’Agricoltura, Bocca, rivolgendosi agli esponenti del governo intervenuti - in particolare, i ministri del Welfare Maurizio Sacconi e dei Beni culturali Sandro Bondi, oltre alla stessa Brambilla – ha elencato, tra i principali problemi da risolvere, la disciplina dei rapporti di lavoro e, soprattutto, la schiacciante aliquota fiscale media al 31% per le aziende, notevolmente maggiore rispetto a quella al 24,2% dei Paesi europei.

Non si sono fatte attendere le repliche dei ministri con Bondi che ha sostenuto come, per aumentare i flussi turistici verso l’Italia, sia necessario investire sui musei e sulle aree archeologiche. “L’Italia – ha detto il ministro – possiede il 70% del patrimonio artistico del mondo, ma fatica a intercettare i flussi turistici internazionali. Uno dei motivi dell’insuccesso è la difficoltà di valorizzare il patrimonio culturale e artistico. Per questo nascerà presso il ministero una nuova direzione generale mirata alla valorizzazione dei musei e delle aree archeologiche”. “Un ministro del Lavoro – ha invece dichiarato da parte sua Sacconi – deve saper fornire strumenti che vanno bene per le imprese dei servizi, perchè vanno bene a maggiore ragione per le più rigide imprese industriali. Ciò che occorre è innanzitutto una grande flessibilità. Abbiamo riformato il contratto a termine, vogliamo sviluppare il part time, intendiamo ripristinare l’apprendistato stagionale e regolare gli spezzoni lavorativi per mezzo di vaucher, come è stato fatto per i lavoratori impegnati nella vendemmia”.

 

Praticamente in contemporanea con il Forum di Cortina, a Torino, città che, dopo le Olimpiadi invernali del 2006, è divnuta il simbolo della capacità di inventare nuove vocazioni dopo decenni di mono-cultura industriale, si è tenuta la conferenza internazionale sul turismo dal titolo Destinazione Italia 2020, realizzata con il supporto tecnico scientifico della Fondazione Rosselli. Nel 2020, ha sottolineato, in apertura di convegno Bernabò Bocca, presidente della federazione che rappresenta oltre 200mila delle 270mila imprese turistiche italiane, il giro d’affari del turismo, secondo le previsioni, potrebbe assestarsi sui 2mila miliardi di euro. senza dubbio una prospettiva interessante e da non sottovalutare per quello che a parere di Bocca resta, oggi più che mai, la principale risorsa a disposizione del Paese per far ripartire l’intero sistema economico. A patto, naturalmente, che governo e parlamento pongano il settore al centro e non più ai margini del piano complessivo di rilancio nazionale. “Per ridare slancio al turismo – ha detto Bocca – è indispensabile un accordo che può essere stabilito solo a livello nazionale e deve essere condiviso con le imprese. Per migliorare ci vogliono scelte coraggiose in campo fiscale, efficaci strategie di coordinamento del nostro sistema turistico, una crescita mirata del sistema infrastrutturale e dei trasposti”. A questo proposito il presidente di Confturismo ha ricordato che l’Italia è quinta in Europa per il numero di voli internazionali, che in 35 anni la rete autostradale si è incrementata del 70%, rispetto alla crescita del 230% dell’intero continente, e che i porti turistici dispongono di 117mila posti barca mentre la Francia, pur avendo la metà dei chilometri di costa, ne offre 165mila. Fenomeni contraddittori che, secondo Bocca, sono il risultato di decenni di confusione politica per il settore, portato a uno sviluppo disarmonico e disarticolato. D’accordo sull’utilità di aprire un dibattito per l’istituzione di un ministero delle Politiche del turismo, sul modello di quanto realizzato con successo per l’Agricoltura, Bocca, rivolgendosi agli esponenti del governo intervenuti - in particolare, i ministri del Welfare Maurizio Sacconi e dei Beni culturali Sandro Bondi, oltre alla stessa Brambilla – ha elencato, tra i principali problemi da risolvere, la disciplina dei rapporti di lavoro e, soprattutto, la schiacciante aliquota fiscale media al 31% per le aziende, notevolmente maggiore rispetto a quella al 24,2% dei Paesi europei.
Non si sono fatte attendere le repliche dei ministri con Bondi che ha sostenuto come, per aumentare i flussi turistici verso l’Italia, sia necessario investire sui musei e sulle aree archeologiche. “L’Italia – ha detto il ministro – possiede il 70% del patrimonio artistico del mondo, ma fatica a intercettare i flussi turistici internazionali. Uno dei motivi dell’insuccesso è la difficoltà di valorizzare il patrimonio culturale e artistico. Per questo nascerà presso il ministero una nuova direzione generale mirata alla valorizzazione dei musei e delle aree archeologiche”. “Un ministro del Lavoro – ha invece dichiarato da parte sua Sacconi – deve saper fornire strumenti che vanno bene per le imprese dei servizi, perchè vanno bene a maggiore ragione per le più rigide imprese industriali. Ciò che occorre è innanzitutto una grande flessibilità. Abbiamo riformato il contratto a termine, vogliamo sviluppare il part time, intendiamo ripristinare l’apprendistato stagionale e regolare gli spezzoni lavorativi per mezzo di vaucher, come è stato fatto per i lavoratori impegnati nella vendemmia”.

 

 



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stampato in data 22-5-2012 alle ore 10:13