
Il mondo dell’intermediazione immobiliare sta definendo un documento politico in vista delle prossime elezioni, con cui mettere nero su bianco le esigenze del settore rispetto alle politiche per la casa indicate dai contendenti alla poltrona di palazzo Chigi.
Il presidente della Fiaip Franco Arosio ha anticipato in questa intervista a l’Agente immobiliare i contenuti del documento, offrendo anche una riflessione più ampia sulle politiche per la casa.
Presidente, guardando ai programmi ancora in via di definizione dei diversi schieramenti, ma soprattutto a quelli di Pd e Pdl, la questione casa appare come una delle partite principali della disputa elettorale, giocata in particolare sul rilancio degli affitti. Come giudica questo interesse?
“La questione dell’affitto non era un problema scomparso, si era solo sopito, per via della facilità di accesso al credito, mi riferisco ai mutui, che ha consentito a molte famiglie di tramutare il canone di affitto con la rata del mutuo. Credo che ben facciano gli schieramenti politici che si confronteranno a breve a riportare in evidenza anche il mercato delle locazioni perché questo è uno dei fattori che possono creare spazio ad una ripresa del mercato. In buona sostanza, se si ricomincerà a investire anche in case da locare, è evidente che tutto il mercato ne potrà trarre beneficio. Ovviamente la nostra è una vista da una angolazione legata al mercato dell’acquisto da privato da porre in locazione. Mentre Pd e Pdl parlano di locazione prodotta dal pubblico. E su questo qualche piccolo dubbio persiste ancora oggi.
Per quale ragione?
Perché parecchi governi si sono misurati su questo punto, ma poi non sono riusciti a fare granché. La locazione pubblica è da sempre viziata dalla qualità dei conduttori. Tempo addietro furono immesse sul mercato una serie di abitazioni provenienti dall’edilizia economica e popolare, ma poi le gare di acquisto andarono deserte proprio a causa della generale scarsa qualità dei conduttori. E questo, secondo noi, rappresenta una chiara evidenza del problema. Quindi credo che si dovrà pensare a qualcosa di nuovo su come rilanciare la casa attraverso la locazione, anche perché da qualsiasi parte si affronti la questione, quello degli affitti rimane un problema per l’intero Paese.
Sia Veltroni che Berlusconi, ma anche altri, puntano su una nuova fiscalità per gli affitti. E’ la strada giusta?
Questa è una proposta sicuramente positiva, un’agevolazione fiscale concreta che dovrebbe passare secondo noi dal vecchio progetto, che gira da tempo negli ambienti politici, che è la tassazione separata dei redditi da locazione.
Cosa non c’è per la casa nei programmi presentati?
Secondo noi manca la qualità del comparto immobiliare. Questi sono programmi rivolti al proprio elettorato, come è giusto che sia, e quindi anche al consumatore. Non trova però spazio, secondo Fiaip, una politica che sia più concreta per gli operatori del settore. La casa è cresciuta negli ultimi anni in modo disarticolato e mi riferisco alla legislazione sulla casa. Per poter dare maggiori servizi, più qualità, in pratica più certezza negli acquisti e nelle locazioni, è necessario che si promuova un piano di sviluppo degli operatori. Si tratta a nostro giudizio di una cosa abbastanza semplice. Noi punteremo per il nostro settore - l’intermediazione - alla cancellazione di alcuni elementi introdotti dai decreti Bersani, come ad esempio l’abolizione del ruolo nelle Camere di commercio per la nostra professione e quella delle Commissioni camerali che erano garanzia e tutela dei consumatori. Insomma, quei due o tre provvedimenti sulle Camere di commercio che sono stati spacciati come semplificazione e risparmio, ma in realtà hanno generato un blocco e molta confusione nelle Camere di commercio stesse. Provvedimenti, secondo il nostro parere, del tutto inopportuni per la nostra professione. Abbiamo in mente proposte migliorative che devono essere sviluppate sempre verso il consumatore: maggiori garanzie nell’acquisto della casa, maggiore professionalità degli agenti immobiliari, maggiore professionalità derivante dalla certificazione degli agenti stessi. Insomma, una serie di interventi che dovrebbero portare al miglioramento generale dell’attività di intermediazione. Se si va a vedere i programmi sia del Pd che del Pdl, si parla di alloggi per chi la casa non ce l’ha. Manca però una valutazione delle percentuali di proprietà. Se è vero che otto italiani su dieci posseggono una casa, presumo che i 700mila alloggi promessi dal Pd sono per quegli italiani che la casa non ce l’hanno e che dovrebbero vedersela assegnata con caratteristiche specifiche, che sono quelle basate sul reddito, sul numero dei figli etc. Agire in questo modo è sicuramente corretto ed aiuta coloro i quali non hanno la possibilità di accedere all’acquisto della casa ma ci si dimentica che la grande maggioranza del mercato è costituita dal ricambio degli alloggi in funzione delle esigenze dei cittadini.
Per tornare alla vostra professione, cosa chiedete?
Più che richieste faremo molte proposte e nello specifico “Seguiremo chi ci darà la certezza di avere la detrazione per la nostra clientela dei redditi da locazione. Questa è una condizione che riteniamo importante. La cancellazione dell’Ici sulla prima casa per l’abitazione principale è sicuramente un vantaggio ma non tale da creare condizioni di stimolo e ripresa del mercato immobiliare. Potrebbe essere molto più utile al mercato se si togliesse l’Ici anche sulle seconde case. Una politica più attenta anche sul fronte delle agevolazioni per le altre tipologie immobiliari è auspicabile dai nuovi governanti in quanto potrebbe dare nuova forza al mercato degli immobili commerciali, industriali e ad uso ufficio. Come si ricorderà, simili provvedimenti contenuti nella legge Tremonti (la detassazione degli utili reinvestiti, ndr), furono di grande aiuto all’intero settore immobiliare.
Come si presenterà il mondo immobiliare al nuovo esecutivo? Tornerà l’idea di un soggetto unico che rappresenti l’intera filiera?
No, crediamo sia prematuro. Questi due anni ci hanno preparato a una maggiore collaborazione tra di noi. Questo vuol dire che la filiera si è resa conto che dopo lunghi anni di crescita nel Paese, la casa sta diventando un prodotto maturo e come tutti i prodotti maturi rischia di avere poi dei decrementi, al di là dei 700mila alloggi popolari. In questo Paese ci sono quasi 26 milioni di abitazioni. Non possiamo dimenticare che una buona parte del Pil di questo Paese è prodotto dalle attività immobiliari e dai settori collegati. E’ del tutto evidente che la proposta sarà allargata all’intera filiera immobiliare.E’ stato creato questo nuovo soggetto potenzialmente confederale denominato Fire, al cui interno c’è Fiaip, Fimaa, Anama, quindi la consulta nazionale dell’intermediazione, ma anche Confedilizia, Ance e Assoimmobiliare, ed i maggiori player del settore. Ovviamente con caratteristiche diverse: chi costruisce, chi distribuisce il prodotto e chi procura le risorse economiche per poterlo realizzare. Quindi intenderemmo proporci con un piano organico verso le istituzioni, che abbia la funzioni di un cappello per l’intera filiera. E poi ci sono delle specificità: gli agenti immobiliari operano in modo diverso rispetto ai costruttori. Quindi è normale che ogni categoria presenterà ai due schieramenti una serie di proposte. Per quanto riguarda l’intermediazione immobiliare, noi abbiamo idee abbastanza chiare sull’argomento. Abbiamo già una bozza di punti a cui stiamo lavorando come le modifiche degli ultimi provvedimenti governativi, il ripristino di quanto impunemente abolito, proposte di miglioria, l’incarico non in esclusiva ma scritto, snellimento delle procedure antiriciclaggio. Insomma una serie di istanze che sono proprie della professione. Ma pensiamo anche al consumatore, con un nuova fiscalità, con il catasto sul modello francese con la proprietà progressiva, che dovrebbe eliminare la vergogna delle case pagate due volte… Insomma intendiamo muoverci a 360°. Con una serie di proposte per il futuro della nostra professione ma anche dando forti segnali di presenza e professionalità ai consumatori. Quindi non più azioni isolate ma funzionali al nostro lavoro e strutturate per garantirci il nostro futuro.
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