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Panorama Normativo

NOTIZIE DALLE ISTITUZIONI


Qui di seguito offriamo un riepilogo dei provvedimenti in discussione in Parlamento e delle più recenti novità normative per l’immobiliare

04.11.2009

Camera&Senato, in discussione

Class action, riforma Camere di commercio e notariato in dirittura d’arrivo.
Probabilmente diventeranno legge prima della pausa per le vacanze estive due dei disegni di legge collegati alla manovra economica 2009, presentati oramai quasi un anno fa dal governo. Il ddl C. 1441-bis, approvato a marzo dal Senato come S. 1082, ha ottenuto a fine aprile il secondo via libera da Montecitorio con alcune modifiche e sarà quindi tra maggio e giugno di nuovo a palazzo Madama per l’approvazione definitiva. Nel provvedimento, che contiene norme di semplificazione per favorire lo sviluppo delle imprese e la riforma del processo civile, sono state introdotte due importanti novità che riguardano i notai. La prima (art. 66 del testo) delega il governo ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge (quindi entro l’estate 2010), uno o più decreti legislativi sull’ordinamento del notariato con riferimento alle procedure informatiche e telematiche per la redazione dell’atto pubblico, l’autenticazione di scrittura privata, la tenuta di repertori e registri e la conservazione dei documenti notarili, nonché alla rettifica di errori di trascrizioni di dati degli atti notarili. La seconda (art. 67) stabilisce alcune semplificazioni per l’accesso all’attività di notaio. Sempre prima della pausa di agosto, in Gazzetta ufficiale dovrebbe approdare anche il collegato (già C. 1441-ter) che contiene disposizioni su sviluppo delle aziende ed energia (tra cui la disciplina per la ripresa in Italia della produzione di nucleare. Nel provvedimento, approdato ai primi di maggio in Aula a palazzo Madama come ddl S. 1195, è stata inserito un articolo, con l’approvazione di un emendamento dell’esecutivo, che delega il governo ad adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge (dunque entro i primi mesi del prossimo anno) un decreto legislativo per riorganizzare la disciplina delle Camere di commercio industria e artigianato. Nello stesso disegno di legge è stata inoltre inserita, sempre con una modifica dell’esecutivo, la riformulazione dell’articolo 140-bis del Codice del Consumo (dlgs 206/2005) ovvero la normativa sull’azione collettiva per il risarcimento di un danno ai consumatori. Ma sulla questione si profila uno scontro politico: alla Camera infatti la commissione Giustizia che aveva al proprio ordine del giorno alcune proposte di legge sullo stesso tema ha annunciato che non appena il ddl 1195 tornerà a Montecitorio chiederà lo stralcio della disposizione e il suo abbinamento con le pdl già in discussione. Dunque per l’entrata in vigore delle norme sulla cosiddetta class action, disposta dalla Finanziaria 2008 e la cui applicazione è stata già più volte fatta slittare, si potrebbe profilare un ennesimo rinvio, questa volta al primo gennaio 2010.

Segnali di fumo per la cedolare secca sugli affitti. L’introduzione di una tassazione sostitutiva sui redditi da locazione ha fatto una folgorante apparizione a Montecitorio il 24 marzo scorso, per poi tornare nell’ombra. Il contesto era di quelli eccellenti: la votazione in Aula del disegno di legge delega per l’attuazione del federalismo fiscale. Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha presentato in Assemblea una modifica al testo, ovviamente a firma del governo, per inserire nel provvedimento la cedolare secca con l’obiettivo di "contrastare l'evasione e l'elusione fiscale" sui redditi derivanti dalla locazione. La proposta stabiliva l'introduzione di "un'aliquota fissa sostitutiva dell'imposta sui redditi e delle relative addizionali sui nuovi contratti di locazione", con la possibilità di estendere questo tipo di fiscalità anche ai contratti già stipulati, a patto di rinegoziarli con un’adeguata riduzione del canone. L’emendamento prevedeva inoltre una semplificazione delle procedure giudiziarie per lo sfratto in caso di finita locazione o morosità. Nell’operazione venivano poi coinvolte le amministrazioni comunali, cui spettava il compito di accertare la regolarità dei contratti. Ipotizzata anche la possibilità di destinare il gettito della cedolare secca sulle locazioni direttamente agli enti locali, in sostituzione dei trasferimenti erariali previsti per i Comuni. La proposta firmata dal ministro ha però avuto vita brevissima. Presentata all’apertura dei lavori dell’Aula della mattina del 24 marzo, è stata ritirata nel primo pomeriggio dello stesso giorno, con la promessa di Calderoli che presto l’intervento sarebbe stato al vaglio del Consiglio dei ministri in un apposito disegno di legge con interventi organici in materia di locazione. L’argomento è comunque di sicuro interesse e potrebbe tornare presto alla ribalta. A porre l’accento sulla questione anche il presidente delle Regioni Vasco Errani in occasione della firma dell’intesa con il governo sul Piano casa del primo aprile scorso, mentre alla Camera va registrata l’assegnazione alla commissione Finanze in sede referente di due proposte di legge firmate dalla deputata del Pd Paola De Micheli (C. 1806 e C. 1807) che prevedono l’istituzione della cedolare secca al 20% sui canoni di locazione relativi alle prime case e la revisione della disciplina delle detrazioni sugli affitti. L’esame dei due provvedimenti però non è ancora iniziato.

Camera&Senato, domande senza risposta

Chiarire l’ambito di applicazione delle agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica edifici. A chiederlo con un’interpellanza rivolta ai ministri Giulio Tremonti (Economia), Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente), sono stati l’8 aprile scorso i deputati dell’Udc Gian Luca Galletti e Mauro Libè. Nell’atto, i due parlamentari evidenziano infatti come, in base alla risoluzione dell’Agenzia delle entrate n. 340/E del primo agosto 2008, la detrazione del 55% delle spese sostenute per la riqualificazione energetica, qualora il soggetto interessato sia titolare di reddito d’impresa, può essere applicata solo a immobili utilizzati per fini strumentali e non a immobili locati a terzi o locati dalle società immobiliari. Per Galletti e Libè questa interpretazione non appare in linea con quanto stabilito dalla Finanziaria 2007 che non pone condizione sulla tipologia degli edifici, basta che si tratti di immobili esistenti, e sui soggetti che possono beneficiare delle agevolazioni. Gli italiani residenti all’estero devono pagare l’Ici sulle abitazioni assimilate alla prima casa? La questione è stata sottoposta al ministro dell’Economia Giulio Tremonti con un’interrogazione presentata il 7 aprile alla Camera da Gino Bucchino del Pdl. Secondo il deputato è necessario che il Mef chiarisca i contenuti delle due risoluzioni del Dipartimento delle Finanze, Direzione per il federalismo fiscale, che sembrano essere in aperta contraddizione tra di loro. Infatti, con la risoluzione n. 12 del 5 giugno 2008, il Dipartimento delle Finanze aveva previsto che l’esenzione dal pagamento dell’Ici, introdotta dal dl n. 93/2008 per salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie, era riconosciuta non solo alle unità immobiliari adibite a prima abitazione ma anche a quelle “assimilate” in base a disposizioni regolamentari o di altra natura dei comuni. Molti Comuni, quindi, hanno adottato una normativa che assimila le abitazioni sfitte degli italiani residenti all’estero alla prima casa. In seguito la risoluzione n. 1 del 4 marzo 2009 ha stabilito in modo tassativo le due fattispecie di assimilazione possibile, che riguardano solo le case concesse in usufrutto ad anziani o disabili e in uso gratuito a favore di parenti in linea retta o collaterale. Di qui la necessità di un chiarimento dal momento che in base all’ultimo orientamento del Dipartimento delle Finanze i Comuni possono richiedere agli italiani residenti all’estero il recupero del versamento dell’Ici relativa all’anno 2008.

Dalle Istituzioni

Pronto il Dpr con il regolamento sul rendimento energetico degli edifici. Il 6 marzo scorso il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto del presidente della Repubblica che individua le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti termici, sia per la climatizzazione invernale che per la preparazione di acqua calda per uso domestico. Il provvedimento dà attuazione alle disposizioni previste, dal decreto legislativo 192/2005 (articolo 4, comma 1 lettere a e b) sul rendimento energetico in edilizia. Il provvedimento non comporta alcun nuovo adempimento per i proprietari degli immobili e i professionisti (notai, agenti immobiliari) coinvolti nella vendita di abitazioni. Il testo infatti non reintroduce, ad esempio, l’obbligo di allegare il certificato energetico agli atti di compravendita, e stabilisce, all’articolo 6, che l’applicazione deve essere limitata a quelle Regioni che ancora non hanno legiferato in materia, sottolineando inoltre che il regolamento cederà il passo a quei provvedimenti locali che possano essere più aderenti alle specificità territoriali per quel che riguarda le metodologie di calcolo, i requisiti minimi della prestazione energetica e le procedure di realizzazione delle ispezioni sugli impianti di climatizzazione. Entrando nello specifico del testo, i requisiti minimimi della prestazione energetica degli edifici nuovi ed esistenti vengono fissati dall’articolo 4 che, oltre a confermare quelli stabiliti dal dlgs 192/2005, aggiunge ulteriori disposizioni. Tra le principali novità, in attesa del completamento della necessaria normativa tecnica, l’introduzione di un valore massimo ammissibile della prestazione energetica per il raffrescamento estivo dell’involucro edilizio e, in accordo con il parere espresso dall’Enea il 18 dicembre 2007, nel caso di nuove costruzioni o di ristrutturazioni di edifici dotati di generatori di calore alimentati a biomasse, la definizione dei requisiti minimi inerenti il rendimento energetico e i limiti di emissione del generatore. La disposizione si è resa necessaria in quanto, non concorrendo l’energia da biomasse alla determinazione del fabbisogno energetico, può verificarsi il caso di rispetto dei valori limite ottenuto però con l’utilizzo di biomasse. Entro giugno il provvedimento dovrebbe entrare in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Stefano Saglia prende il posto di Martinat. Il 30 aprile scorso il Consiglio dei ministri ha nominato Stefano Saglia, deputato del Pdl e già presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, sottosegretario allo Sviluppo economico al posto di Ugo Martinat scomparso a fine marzo. Classe 1971, nato a Milano, ma residente a Brescia dove vive con la moglie, il neo sottosegretario proviene dalle fila di Alleanza nazionale, di cui è stato vicecoordinatore del dipartimento economico e responsabile del settore energia. Eletto per la prima volta alla Camera nel 2001 e poi sempre riconfermato, nel corso della sua carriera parlamentare è stato relatore di importanti riforme tra le quali il riassetto del settore energetico in Italia, la legge sulla tutela del Risparmio e quella sull’Impresa Sociale.

Un ministero per la Brambilla. La voce circola in pratica da un anno, ovvero dall’insediamento nel maggio scorso del quarto governo di Silvio Berlusconi, ma ora la cosa sembra veramente imminente. In occasione del Consiglio dei ministri del 30 aprile scorso, il premier ha infatti annunciato che prossimamente Michela Vittoria Brambilla sarà promossa da sottosegretario con delega al Turismo a ministro, con le stesse competenze. In arrivo, secondo quanto affermato dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, anche le promozioni a viceministri dei sottosegretari Roberto Castelli (Infrastrutture), Adolfo Urso e Paolo Romani (entrambi Sviluppo economico, con deleghe su commercio estero e telecomunicazione).

Decolla il vecchio Piano Casa. Il 12 marzo scorso la Conferenza Unificata, sede del confronto tra Stato, Regioni ed Enti locali, ha sancito l’intesa con il governo per sbloccare una parte dei 550 milioni di euro già destinati a Regioni e Comuni per l’housing sociale previsto dal Piano casa varato nell’autunno del 2007 dall’allora governo di Romano Prodi e poi bloccato nel giugno scorso dal dl 112/2008, ovvero la manovra estiva voluta dal nuovo esecutivo di centrodestra. L’accordo raggiunto prevede la ripartizione immediata tra le Regioni di 200 milioni di euro per interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e il successivo finanziamento, con appositi provvedimenti, dei 350 milioni di euro che ancora mancano all’appello per reintegrare il fondo da 550 milioni di euro già previsto.



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stampato in data 22-5-2012 alle ore 10:18