
Il buco nero dei subprime pesa come un macigno nella contesa delle presidenziali statunitensi. Più di un anno fa, da queste stesse pagine, denunciavamo le avvisaglie di una crisi finanziaria e il senso di torpore calato sui mercati e sul mondo finanziario. Investitori rassegnati ai fallimenti delle banche, ben 10 negli Usa, ed il calo dei prezzi degli alloggi insieme con una riduzione del rapporto di indebitamento fotografa, oggi, una crisi drammatica che colpisce tutti i paesi industrializzati.
Tempi duri quindi per il settore immobiliare: la crisi del mattone non risparmia Eurolandia.
L'immobilismo che aveva caratterizzato negli ultimi mesi il mercato, si è trasformato in una flessione che in molti Paesi, dalla Spagna al Regno Unito, assume le dimensioni di un vero e proprio crollo. L'ultimo esempio in ordine di tempo arriva dalla Francia, dove le compravendite di case registrano un - 34%; in Inghilterra il valore degli immobili è in netto calo e il numero dei mutui concessi è al più basso degli ultimi anni. In Spagna il crollo è verticale.
Tiene, invece, il mercato negli Stati Uniti dove dilagano i pignoramenti di immobili, aumentano i “foreclosure tour” e si organizzano eventi negli stadi per rinegoziare con le banche mutui e prestiti. In un America ancora spaventata dalla crisi, preoccupata per i soldi che non bastano più alle famiglie, e dove ci si avvicina alle presidenziali, c’è oggi tanta voglia di abbandonarsi al “sogno” e alla speranza di un cambiamento.
Barack Obama ha rassicurato gli americani spiegando nel suo “storico” discorso all’Invesco Field di Denver come “i prossimi quattro anni non saranno come gli ultimi otto” e come gli statunitensi devono ascoltare “le loro speranze e non le paure”.
John McCain a 72 anni appena compiuti, sopravvissuto a cinque anni di prigionia nelle carceri vietnamite, resistendo a sevizie e torture, è pronto a contendere la Casa Bianca al giovane senatore dell’Illinois. Dopo aver scelto la sua vice Sarah Palin, ora si trova a calibrare la rincorsa all’ultimo sangue sulle questioni economiche, suo tallone d’Achille.
I recenti sondaggi parlano chiaro: sarà un’elezione al fotofinish, sebbene Obama parta favorito con un vantaggio di otto punti sull’avversario repubblicano. Tuttavia c’è ancora un numero significativo di elettori che non ha deciso. La fortissima esigenza di cambiamento, anche generazionale, per gli Stati Uniti, così come anche nel nostro Paese, non può però passare inosservata. In Italia oggi aver deluso generazioni intere di 30/40enni rischia di portare ad un perenne conflitto tra “inclusi” ed “esclusi”, facendo diventare il nostro un Paese “a tendenza jurassica”.
Non è un caso se siamo oggi sempre meno il Paese di operose formichine dedite al risparmio, dove il debito familiare cresce. Sebbene l’esigenza abitativa del tetto di proprietà resista, ormai i giovani italiani, vuoi per carenza di liquidità, vuoi per una vita da “precari”, non investono più nel mattone in senso stretto, in quanto non amano vincolarsi a qualcosa che porta dietro solo tasse, costi spaventosi e burocrazia. Se guardiamo, poi, all’economia i recenti dati sui consumi evidenziano una crisi strutturale che non fa purtroppo intravedere segnali di ripresa.
Il 2008 si chiuderà per l’Italia con il segno “meno” sia per il Pil, che per i consumi; è necessario ridare con forza ossigeno all’economia con operazioni che portino subito a diminuire la pressione fiscale per rilanciare un sistema Italia che, non solo nell’immobiliare, ormai annaspa. Non c’è dubbio, serve un New Deal economico e scelte chiare. Ora, più che mai, è necessario rimboccarsi le maniche per disegnare con le nostre mani il futuro che vogliamo.
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