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Ostacolo subprime nella corsa alla Casa Bianca


Come ridare forza al

Ostacolo subprime nella corsa alla Casa Bianca - Come ridare forza al

A poche settimane dalla data delle elezioni americane, fissata per il 4 novembre 2008, la campagna elettorale dei due candidati a prendere il posto di George W. Bush s’infiamma affrontando tutti i temi principali che investono la politica estera e interna.

A differenza delle ultime tornate, questa volta ai cittadini americani non interessa molto conoscere la linea politica in campo internazionale dei contendenti, quanto piuttosto capire quali sono le ricette che il candidato repubblicano e quello democratico intendono proporre per dare una soluzione alla crisi economica che ha investito duramente l’economia statunitense.
In meno di un anno infatti gli Stati Uniti si sono trovati a dover affrontare la crisi dei mutui subprime e l’aumento spropositato del prezzo del petrolio.
La vittoria del democratico Obama sul repubblicano McCain non è così scontata come lasciano intendere alcuni media europei, soprattutto perché tendono a coprire solo le informazioni relative al leader democratico, sottovalutando le mosse del rivale.
In ogni caso, entrambi i candidati hanno messo a punto un proprio Piano casa per risolvere la crisi dei mutui subprime, frutto di un’ottica diametralmente opposta sul ruolo dello Stato federale.

Il repubblicano “puro”
McCain: “Non è compito del governo federale salvare o premiare coloro che compiono atti irresponsabili, siano essi grandi banche o piccoli mutuatari”

John McCain è un repubblicano vecchia maniera, profondamente avverso ai neoconservatori che costituiscono lo zoccolo duro dell’amministrazione Bush, colpevoli di averlo attaccato anche con colpi bassi durante le primarie delle elezioni precedenti.
In caso di vittoria, quindi, il senatore repubblicano procederebbe a uno spoil system interno al partito e non confermerebbe gli uomini di Bush nell’amministrazione federale, abbandonando il “conservatorismo compassionevole” del predecessore per seguire una politica repubblicana più ortodossa e prevedibile.
McCain in queste elezioni si gioca tutto: l’eventuale vittoria sarebbe il coronamento della sua carriera politica a 72 anni compiuti e per non giungere impreparato all’appuntamento ha lavorato molto, soprattutto in politica estera. Paradossalmente, però, il suo punto debole è costituito dalle competenze in economia. Tempo fa il senatore ha ammesso candidamente di capire ben poco i meccanismi di micro e macro economia, e a causa di questa sua affermazione, ora che la situazione diventa sempre più grave per la crisi finanziaria, il crollo del mercato della casa e l’emergenza energetica, fa fatica a convincere gli elettori americani ad essere la persona giusta per risolvere i problemi del Paese. A ciò, inoltre, si aggiunge la gaffe commessa dal suo ex consulente economico Phil Gramm, secondo il quale la vera causa della crisi economica in corso non è la recessione ma una sorta di depressione mentale che ha colpito gli americani, trasformatisi in “piagnoni”.
Per recuperare il terreno perduto, il senatore ha presentato un piano per la casa molto sintetico e diretto, che si fonda sul principio della non ingerenza dello Stato nell’economia, per cui il mercato si autoregola e da solo risolve le proprie criticità. Ovviamente nel caso dei mutui subprime McCain prevede una deroga a questo principio generale, e ha stabilito che una forma di assistenza finanziaria deve essere focalizzata solo in favore dei proprietari di casa, mentre un intervento governativo sul sistema bancario è possibile solo per prevenire rischi sistemici. In concreto, il piano casa prevede la possibilità di rinegoziare il mutuo da parte dei cittadini “meritevoli”, cioè incolpevoli del loro livello di indebitamento che è sfociato nell’insolvenza.
In particolare, coloro che intendono vivere nella propria casa e non venderla, potranno rinegoziare il mutuo per la prima abitazione, purché sia stato stipulato dopo il 2005, e accettando la condizione del tasso fisso a 30 anni. Insomma una soluzione non lontana da quella trovata dal governo italiano e in particolare dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Il democratico moderato
Obama: “Ai proprietari di casa incolpevoli della loro insolvenza, prometto un aiuto per ristrutturare i loro debiti"

A differenza di McCain, Obama è molto più preparato sulla politica economica e meno su quella internazionale. Questo suo maggior interesse alle questioni “di casa” lo ha favorito nell’elaborazione di un piano casa molto più articolato del suo rivale, anche se le soluzioni proposte non hanno riscosso il favore di molti economisti democratici che le hanno giudicate troppo moderate anche rispetto a quelle proposte dagli altri due ex contendenti alle primarie John Edwards e Hillary Clinton. Il piano di Edwards prevedeva infatti una moratoria obbligatoria senza esclusioni, congelando l’aumento degli interessi sulle rate dei mutui per i prossimi sette anni, stabilendo sussidi federali in favore delle famiglie indebitate e l’adozione di misure apposite dirette a frenare gli speculatori e regolare il settore finanziario.
Meno incisivo il piano della Clinton che stabiliva una dilazione volontaria, un congelamento più breve degli interessi, un minor impegno per la regolamentazione del mercato finanziario, mettendo tuttavia a disposizione dei cittadini Usa uno stanziamento di 30 milioni di dollari come aiuti federali per i proprietari di casa e per le comunità in difficoltà.
Il piano Obama ha deluso gli osservatori democratici perché non prevede nessuna moratoria, né obbligatoria né volontaria, e non è previsto nessun intervento di regolamentazione del mercato. La cosa non stupisce, visto che i suoi consulenti in materia sono David Cutler e Jeffrey Liebman, due economisti di Harvard che hanno lavorato durante l’amministrazione Clinton, e che sono orientati sull’auto-correzione/regolamentazione del mercato anche nelle priorità sociali.
Comunque, considerando nel dettaglio il piano casa di Obama, possiamo individuare le cinque linee principali sulle quali si fonda per cercare di risolvere definitivamente la crisi subprime. Prima di tutto, s’intende assicurare a tutti coloro che hanno un mutuo, anche agli indigenti, i vantaggi della detrazione fiscale, creando un sistema di credito universale dei mutui (universal mortgage credit). Può sembrare un paradosso, ma attualmente i 2/3 della popolazione americana non può usufruire delle detrazioni fiscali a causa del sistema esistente.
In secondo luogo è prevista la presentazione al Congresso della proposta di legge “Stop fraud act” finalizzata a combattere le frodi legate alle erogazioni dei mutui, introducendo dure sanzioni per le società finanziarie, incrementando le risorse per autorizzare i controlli federali e le verifiche sulle imprese, con l’obiettivo di individuare in tempo le irregolarità.
La terza linea d’intervento consiste nella creazione di un fondo per aiutare i proprietari di casa divenuti insolventi, dandogli la possibilità di rinegoziare il mutuo o vendere l'abitazione. Fondo che sarà finanziato in parte dalle sanzioni erogate alle imprese finanziarie considerate responsabili della frode subprime.
La quarta misura è legata alla poca trasparenza delle informazioni relative alle condizioni di stipula dei contratti di mutuo. Per questo motivo, Obama vuole promuovere leggi che assicurino l’accesso a informazioni chiare e complete sulle opzioni relative al mutuo per l’acquisto della casa.
Infine l’ultima misura del Piano modifica il Capitolo 13 della legge sul fallimento approvata dal Congresso nel 2005. Questo capitolo, infatti, impedisce alle corti che giudicano la bancarotta di modificare i pagamenti di un mutuatario che, quindi, continua a pagare l’intera cifra che aveva sottoscritto.
È interessante notare come entrambi i candidati alla Casa Bianca, nel prevedere aiuti in favore delle famiglie indebitate, ricorrano al termine “meritevoli”. Infatti è molto diffusa l’idea che una parte dei mutuatari sia corresponsabile del crack in solido con le società finanziarie, perché colpevoli di aver contratto un debito che quasi sicuramente non potevano pagare.
Resta il fatto che solo dopo l’insediamento del nuovo presidente sarà possibile verificare se sarà rispettato il piano casa del vincitore e capire quanto le misure adottate possano contribuire alla soluzione di una delle crisi finanziarie più gravi dopo quella del ’29 che ha colpito gli USA e che sta avendo pesanti riflessi in Europa e nel mondo.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:14