
Per il 2008 le nostre attese rimangono positive, grazie alla crescita prevista sia nei mercati più sviluppati che in quelli emergenti, anche se siamo consapevoli dell’esistenza di alcuni rischi come quello di un ulteriore rallentamento della crescita economica negli Stati Uniti.
Ci aspettiamo che l’economia USA sarà supportata dai consumi, che vediamo in crescita, dalle esportazioni, stimolate dall’attuale debolezza del dollaro sul mercato dei cambi, e dagli investimenti, che nel 2008 dovrebbero tornare in territorio neutrale/positivo. In Europa prevediamo che l’economia continui a crescere nel 2008, soprattutto per merito degli investimenti, che rimarranno sostenuti grazie a bilanci aziendali in salute ed alla crescita degli utili. Il nostro scenario si basa sulla convinzione che l’economia USA eviti una vera recessione e che prosegua la crescita dei paesi emergenti, fondata sull’aumento della domanda interna e degli investimenti in infrastrutture.
La banca centrale americana (FED), ha più volte manifestato di aver ben compreso il possibile impatto che le difficoltà del mercato del credito e dei mutui americani potrebbero avere sulla crescita e si è detta disponibile a fare quanto si renderà necessario per evitare che ciò accada. La prima risposta è arrivata con il taglio dei tassi americani nel mese di gennaio al 3%. L’andamento dei prezzi al consumo dovrebbe rimanere sotto controllo nel corso del 2008. Il tasso di inflazione dovrebbe attestarsi intorno al 2% in Europa e negli Stati Uniti, anche se spinte al rialzo potrebbero arrivare dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari e del petrolio. Le azioni continueranno ad essere un’asset class interessante per i prossimi anni e dovrebbero fornire buoni ritorni per gli investitori, benché le nostre attese siano più modeste rispetto agli anni scorsi per via di maggiori rischi potenziali. In termini assoluti, le valutazioni, cioè i prezzi di mercato dei titoli azionari, sono interessanti e inferiori alla media di lungo termine. Ci aspettiamo che nel 2008 gli utili continuino a crescere, sostenuti in Europa dalla continua attività di buyback e dal pagamento di dividendi generosi. In particolare, tra le aree geografiche che continuiamo a preferire vi sono l’Europa, il Giappone e i Paesi Emergenti. Questi ultimi continueranno ad offrire valore e a rappresentare una interessante opportunità di investimento, in quanto riteniamo che gli elementi che ne hanno favorito la crescita in passato siano ancora in essere e continueranno a sostenere anche in futuro le economie emergenti e le relative piazze azionarie. Per quanto riguarda le obbligazioni governative, la forte domanda che ha caratterizzato questa tipologia di titoli, diventati una sorta di bene rifugio durante la fase di turbolenza dei mercati azionari, ha causato un calo dei rendimenti e, pertanto, vediamo poche possibilità di crescita ulteriore. In termini relativi, vediamo maggiore valore nei titoli di stato europei, rispetto a quelli americani e giapponesi.
Le emissioni societarie (corporate bond), nel corso dello scorso anno hanno subito pesantemente la crisi dei mutui sub-prime e presentano oggi delle valutazioni molto interessanti. Per questo motivo, quelle con scadenze più brevi in questo momento rappresentano una soluzione d’investimento attraente per quegli investitori che ricercano uno strumento con rischio contenuto.
Sul fronte valutario, nel breve termine crediamo che il dollaro si sia eccessivamente indebolito sull’euro e che sia sottovalutato rispetto ai livelli storici, mentre rimaniamo comunque cauti sulla valuta americana nel medio-lungo termine.
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