registrati | effettua il login | recupera password
Panorama Normativo

PARLAMENTO SCOLLEGATO


Dopo il via libera a Finanziaria e a dl anticrisi, Parlamento oberato tra collegati, decreti d’urgenza e le sorprese della comunitaria

04.11.2009

PARLAMENTO SCOLLEGATO - Dopo il via libera a Finanziaria e a dl anticrisi, Parlamento oberato tra collegati, decreti d’urgenza e le sorprese della comunitaria

Con il via libera definitivo il 18 dicembre scorso alla Finanziaria “light” per il 2009, il governo non ha perso tempo per assicurare al Parlamento un finale di 2008 intenso, con il classico decreto mille proroghe, e preparare un inizio di anno caratterizzato da molti dossier ancora aperti. In definitiva quasi nulla di nuovo sotto il sole, eccetto forse che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha potuto affermare di aver centrato quello che più o meno celatamente è stato uno dei suoi obiettivi principali: dimostrare ai suoi predecessori di centrosinistra (Padoa-Schioppa e Bersani su tutti) che non solo si possono fare interventi normativi efficaci in breve tempo, ma che anche la Finanziaria, diventata negli ultimi anni una specie di colossale mammut, può trasformarsi in un provvedimento agile, se programmato per tempo e non sottoposto al consueto “assalto alla diligenza”. In meno di sei mesi, il titolare dell’Economia ha anticipato la manovra economica a giugno, con il decreto-legge 112/2008 (convertito dalla L. 133/2008), ha varato due decreti d’urgenza (i dl 155/2008 e 157/2008 poi convertiti dalla legge 190/2008) per assicurare l’intervento del pubblico impiego, ovvero il piano industriale del ministro Renato Brunetta per rendere efficiente la Pubblica amministrazione (approvato da palazzo Madama prima di Natale e ora a Montecitorio), e perché no, per tenersi buono lo scalpitante collega delle Riforme Umberto Bossi, la legge delega sul federalismo fiscale (approvato a fine gennaio dal Senato e ora alla Camera). Un piano veramente troppo ambizioso, quello di Tremonti, anche a fronte di una maggioranza schiacciante, di un’opposizione “gandhiana” (fatta eccezione per l’Idv di Di Pietro), di uno stacanovismo di deputati e senatori che forse non ha precedenti nella storia della Repubblica e, in definitiva, di un appiattimento del ruolo legislativo del Parlamento denunciato anche dal presidente della Camera e leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, in occasione della fiducia chiesta sul dl anticrisi.
E’ così che il 15 gennaio 2009 le Camere sono tornate al lavoro trovandosi quasi nell’identica situazione in cui erano dopo la pausa estiva: quattro disegni di legge collegati al vaglio del Senato, tra cui il ddl sul federalismo (si veda Dossier), approvato a fine gennaio e trasmesso a Montecitorio, e i tre testi nati dallo spachettamento del ddl 1441, approvati dalla Camera e attualmente nelle commissioni competenti di palazzo Madama, sommersi da una quantità abbastanza considerevole di emendamenti, compresi quelli dell’esecutivo che in questi testi sta giocando la partita della riforma del processo civile, delle modifiche alla class action e della nascita dell’Agenzia nazionale per il nucleare. Nel frattempo a Montecitorio, non senza qualche difficoltà (e con la solita fiducia), è arrivato il via libera con una serie di modifiche alla conversione del dl anticrisi. Tra le novità anche il divieto per banche e mediatori di chiedere a qualsiasi titolo compensi per le operazioni di rinegoziazione dei mutui. Al Senato il testo è passato solo per l’approvazione definitiva, anche questa con fiducia, mentre un mondo si è aperto intorno alla discussione della legge comunitaria 2008, ferma al suo primo passaggio parlamentare a palazzo Madama. A questo testo, che è lo strumento annuale con cui l’Italia recepisce le normative europee, il governo aveva presentato già a dicembre in commissione Politiche Ue, un nutrito pacchetto di modifiche, tra cui la delega sulla riforma delle attività di mediazione finanziaria e creditizia. Ma a gennaio, prima che il gruppo di lavoro iniziasse le votazioni, l’esecutivo ha firmato un’ulteriore modifica, dalla lunghezza biblica e dal titolo criptico: Adeguamento comunitario di disposizioni tributarie. Dentro, di tutto un po’, dal riordino dell’Iva sugli scambi intracomunitari, alla definizione di valore normale, per passare al riordino del settore delle scommesse e del gioco pubblico. Insomma tutto quello che non è andato a ingrassare la Finanziaria light è ora ridistribuito nei vari collegati, decreti d’urgenza e provvedimenti che si prestano bene a trovare la via veloce per far diventare presto legge le disposizioni di volta in volta elaborate dal governo e dal ministro Tremonti.
Il calendario dei lavori parlamentari per i mesi di febbraio e marzo risulta quindi ancora molto ingolfato. Al Senato i tre collegati per lo sviluppo domineranno a febbraio il lavoro delle commissioni per poi passare entro marzo all’Aula. Nelle commissioni di Montecitorio si prepara il dibattito sul federalismo e sulla riforma del pubblico impiego, mentre si lavora all’invio al Senato dell’aggiornamento della legge elettorale per le europee, nella quale, grazie all’accordo tra Pd-Pdl è stato introdotta la soglia di sbarramento del 4%. Al contempo il Parlamento si prepara ad accogliere il nuovo decreto anticrisi, quello finalizzato a salvare e rilanciare l’automobile. Sullo sfondo intanto più di 3mila progetti di legge di iniziativa parlamentare risultano depositati e attendono di essere trattati, tra questi anche le proposte di revisione della normativa sulla mediazione creditizia e sulle banche popolari, il ddl del ministro Bondi sull’architettura, il governo del territorio, la cedolare secca di Rutelli e non solo. Anche proposte di indagine conoscitiva sul credito al consumo. La commissione ha deliberato di avviare un approfondimento su questo tema a metà dicembre, ma per ora non ha ancora fissato il calendario delle audizioni, mentre su iniziativa di alcuni parlamentari potrebbe essere proposta la creazione creazione di un’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. Ma tra decreti legge e votazioni dei collegati si arriva facilmente alla metà di aprile. E’ già tempo di trimestrale di cassa, di Relazione previsionale e programmatica, e il ministro Tremonti sarà già al lavoro sul Documento di programmazione economico-finanziaria e sulla Finanziaria per il 2010.

Con il via libera definitivo il 18 dicembre scorso alla Finanziaria “light” per il 2009, il governo non ha perso tempo per assicurare al Parlamento un finale di 2008 intenso, con il classico decreto mille proroghe, e preparare un inizio di anno caratterizzato da molti dossier ancora aperti.


In definitiva quasi nulla di nuovo sotto il sole, eccetto forse che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha potuto affermare di aver centrato quello che più o meno celatamente è stato uno dei suoi obiettivi principali: dimostrare ai suoi predecessori di centrosinistra (Padoa-Schioppa e Bersani su tutti) che non solo si possono fare interventi normativi efficaci in breve tempo, ma che anche la Finanziaria, diventata negli ultimi anni una specie di colossale mammut, può trasformarsi in un provvedimento agile, se programmato per tempo e non sottoposto al consueto “assalto alla diligenza”. In meno di sei mesi, il titolare dell’Economia ha anticipato la manovra economica a giugno, con il decreto-legge 112/2008 (convertito dalla L. 133/2008), ha varato due decreti d’urgenza (i dl 155/2008 e 157/2008 poi convertiti dalla legge 190/2008) per assicurare l’intervento del pubblico impiego, ovvero il piano industriale del ministro Renato Brunetta per rendere efficiente la Pubblica amministrazione (approvato da palazzo Madama prima di Natale e ora a Montecitorio), e perché no, per tenersi buono lo scalpitante collega delle Riforme Umberto Bossi, la legge delega sul federalismo fiscale (approvato a fine gennaio dal Senato e ora alla Camera). Un piano veramente troppo ambizioso, quello di Tremonti, anche a fronte di una maggioranza schiacciante, di un’opposizione “gandhiana” (fatta eccezione per l’Idv di Di Pietro), di uno stacanovismo di deputati e senatori che forse non ha precedenti nella storia della Repubblica e, in definitiva, di un appiattimento del ruolo legislativo del Parlamento denunciato anche dal presidente della Camera e leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini, in occasione della fiducia chiesta sul dl anticrisi.

E’ così che il 15 gennaio 2009 le Camere sono tornate al lavoro trovandosi quasi nell’identica situazione in cui erano dopo la pausa estiva: quattro disegni di legge collegati al vaglio del Senato, tra cui il ddl sul federalismo (si veda Dossier), approvato a fine gennaio e trasmesso a Montecitorio, e i tre testi nati dallo spachettamento del ddl 1441, approvati dalla Camera e attualmente nelle commissioni competenti di palazzo Madama, sommersi da una quantità abbastanza considerevole di emendamenti, compresi quelli dell’esecutivo che in questi testi sta giocando la partita della riforma del processo civile, delle modifiche alla class action e della nascita dell’Agenzia nazionale per il nucleare. Nel frattempo a Montecitorio, non senza qualche difficoltà (e con la solita fiducia), è arrivato il via libera con una serie di modifiche alla conversione del dl anticrisi. Tra le novità anche il divieto per banche e mediatori di chiedere a qualsiasi titolo compensi per le operazioni di rinegoziazione dei mutui. Al Senato il testo è passato solo per l’approvazione definitiva, anche questa con fiducia, mentre un mondo si è aperto intorno alla discussione della legge comunitaria 2008, ferma al suo primo passaggio parlamentare a palazzo Madama. A questo testo, che è lo strumento annuale con cui l’Italia recepisce le normative europee, il governo aveva presentato già a dicembre in commissione Politiche Ue, un nutrito pacchetto di modifiche, tra cui la delega sulla riforma delle attività di mediazione finanziaria e creditizia. Ma a gennaio, prima che il gruppo di lavoro iniziasse le votazioni, l’esecutivo ha firmato un’ulteriore modifica, dalla lunghezza biblica e dal titolo criptico: Adeguamento comunitario di disposizioni tributarie. Dentro, di tutto un po’, dal riordino dell’Iva sugli scambi intracomunitari, alla definizione di valore normale, per passare al riordino del settore delle scommesse e del gioco pubblico. Insomma tutto quello che non è andato a ingrassare la Finanziaria light è ora ridistribuito nei vari collegati, decreti d’urgenza e provvedimenti che si prestano bene a trovare la via veloce per far diventare presto legge le disposizioni di volta in volta elaborate dal governo e dal ministro Tremonti.

Il calendario dei lavori parlamentari per i mesi di febbraio e marzo risulta quindi ancora molto ingolfato. Al Senato i tre collegati per lo sviluppo domineranno a febbraio il lavoro delle commissioni per poi passare entro marzo all’Aula. Nelle commissioni di Montecitorio si prepara il dibattito sul federalismo e sulla riforma del pubblico impiego, mentre si lavora all’invio al Senato dell’aggiornamento della legge elettorale per le europee, nella quale, grazie all’accordo tra Pd-Pdl è stato introdotta la soglia di sbarramento del 4%. Al contempo il Parlamento si prepara ad accogliere il nuovo decreto anticrisi, quello finalizzato a salvare e rilanciare l’automobile. Sullo sfondo intanto più di 3mila progetti di legge di iniziativa parlamentare risultano depositati e attendono di essere trattati, tra questi anche le proposte di revisione della normativa sulla mediazione creditizia e sulle banche popolari, il ddl del ministro Bondi sull’architettura, il governo del territorio, la cedolare secca di Rutelli e non solo. Anche proposte di indagine conoscitiva sul credito al consumo. La commissione ha deliberato di avviare un approfondimento su questo tema a metà dicembre, ma per ora non ha ancora fissato il calendario delle audizioni, mentre su iniziativa di alcuni parlamentari potrebbe essere proposta la creazione creazione di un’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. Ma tra decreti legge e votazioni dei collegati si arriva facilmente alla metà di aprile. E’ già tempo di trimestrale di cassa, di Relazione previsionale e programmatica, e il ministro Tremonti sarà già al lavoro sul Documento di programmazione economico-finanziaria e sulla Finanziaria per il 2010.

 

 



Cerca altri articoli


Il nostro sondaggio
<a href="http://www.sodahead.com/united-states/il-governo-monti-ha-ufficializzato-a-ottobre-liva-aumenta-di-due-punti-sei-daccordo-con-la-scelt/question-2591865/" title="Il Governo Monti ha ufficializzato: a ottobre l'IVA aumenta di due punti. Sei d'accordo con la scelta dell’esecutivo?">Il Governo Monti ha ufficializzato: a ottobre l'IVA aumenta di due punti. Sei d'accordo con la scelta dell’esecutivo?</a>
Una selezione degli ultimi articoli della rubrica «Panorama Normativo»
Ultime novità
   
stampato in data 22-5-2012 alle ore 10:26