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Piano Casa fai da te


Il decreto del governo non contiene l’aumento delle cubature, molti programmi regionali sì

Piano Casa fai da te - Il decreto del governo non contiene l’aumento delle cubature, molti programmi regionali sì

È del 21 luglio scorso la firma del decreto da parte del premier Silvio Berlusconi, a conclusione del travagliato iter per l’avvio del Piano Casa,
che ha incassato il parere favorevole della Conferenza unificata e del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Il Piano Casa, contenuto in un decreto della presidenza del Consiglio pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 19 agosto (G.U. 191/2009), ripropone il vecchio testo previsto dal governo Prodi a cui sono state apportate alcune correzioni dal decreto legge sui conti pubblici del luglio scorso (n. 112/2008). Gli interventi previsti sono diversificati in base ai beneficiari – famiglie a basso reddito, giovani coppie, anziani, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito, residenti da almeno 10 anni nel nostro Paese o da 5 nella stessa Regione – e introducono un sistema complesso di finanziamenti, sia pubblici che privati, da utilizzare con procedure snelle, incentivi e agevolazioni fiscali. I 100mila nuovi alloggi del progetto, da costruire nei prossimi cinque anni, saranno destinati sia alla proprietà come prima casa, che alla locazione a canone sostenibile e a canone sociale. La dotazione finanziaria che il Cipe ha sbloccato è di 350 milioni, di cui 200 sono destinati alle Regioni, così come previsto dall’accordo del 12 marzo scorso tra Stato e governatori, per il completamento degli interventi di recupero o costruzione di alloggi di edilizia popolare (come già previsto dal Piano varato da Prodi), e 150 milioni vanno invece ad alimentare un sistema integrato di fondi immobiliari per l'incremento della dotazione degli alloggi sociali. Quote di questi fondi potranno essere sottoscritte solo da investitori istituzionali di lungo termine. Uno strumento che negli intenti dell’esecutivo permetterà di attivare ulteriori risorse pubbliche e del settore non profit. A oggi si è aperto uno scontro istituzionale tra governo e Regioni in materia: mentre il Dpcm non è ancora entrato in vigore, i governatori hanno anticipato la normativa nazionale con leggi regionali, varando propri piani casa (Toscana, Friuli, Lombardia, Sardegna, Campania, Emilia Romagna, Umbria, Valle d’Aosta sono solo alcune delle Regioni che hanno già provveduto all’autoregolazione). Questo è avvenuto sulla base di un’intesa del 31 marzo in Conferenza Stato-Regioni, in cui i governatori si impegnavano ad approvare entro 90 giorni proprie leggi ispirate a obiettivi di miglioramento della qualità architettonica e del risparmio energetico, con previsione di ampliamento della volumetria fino al 20% (per abitazioni mono e bifamiliari) e di demolizione e ricostruzione con ampliamento fino al 35%, coerentemente con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia. Il governo a sua volta si era impegnato a emanare un decreto legge, concordandone i contenuti con le Regioni, e ad avviare lo studio di un nuovo piano che individuasse anche risorse pubbliche e private per arginare l’emergenza abitativa di particolari categorie disagiate. Nonostante la convergenza di intenti, all’intesa non ha poi fatto seguito l’accordo sul testo in Conferenza unificata, motivo per cui i governatori stanno optando per la realizzazione di piani casa regionali. Secondo il Wwf, però, “la sommatoria di tutti questi piani rischia di essere peggiore di quella (improponibile) inizialmente ipotizzata dal governo”. L’Associazione ha infatti paventato il rischio cementificazione, dal momento che molte Regioni non si sono limitate al residenziale, ma hanno consentito anche interventi sulle strutture edilizie artigianali e industriali (come avvenuto in Piemonte e Lombardia). La denuncia del Wwf trova riscontro nei dati pubblicati dall’Istat, che nel XVII rapporto annuale relativo al 2008 ha reso noto che “in un Paese come l’Italia, il cui territorio è da sempre molto sfruttato, una nuova ondata di cemento non può essere considerata un fenomeno sostenibile”, e che l’elevato consumo di suolo rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo nazionale. I territori che maggiormente preoccupano sono Sardegna e Abruzzo. In particolare, la Giunta di centrodestra guidata da Ugo Cappellacci ha approvato il 17 luglio un piano per la Regione Sardegna che ha modificato quello paesaggistico voluto dal suo predecessore Renato Soru e che imponeva vincoli all’edilizia entro i 2mila metri dal mare. La nuova legge invece consente, con poche eccezioni (centri storici e case sparse entro i 300 mt dal mare) un aumento del 20% dell’esistente che, nel caso di strutture uni o bifamiliari può essere realizzato sopraelevando, ma anche costruendo corpi separati. Quello che preoccupa il Wwf, ma anche Legambiente e Fai (Fondo ambiente italiano) è la semplificazione delle procedure: la maggior parte degli interventi potrà infatti essere realizzata con una semplice Dichiarazione inizio attività (Dia), mentre per molte altre opere sarà necessaria solo una comunicazione, senza il rilascio di alcun permesso. Tra le Regioni sotto accusa anche l’Abruzzo: il testo approvato dalla Giunta di Gianni Chiodi (Pdl) si è meritato l’appellativo di “legge Attila”. Nonostante l'intesa Stato-Regioni restringesse l'ambito d’intervento alle sole villette mono e bifamiliari, vi sarà la possibilità di allargare del 20% tutti gli edifici, oppure di abbatterli e ricostruirli con un premio di cubatura tra il 30% e il 65%, senza distinzioni tra residenziale e industriale e senza limiti di volumetria. Prevista anche la possibilità di ampliare le cubature nelle aree archeologiche e per gli edifici storici, assieme all’assenza di sanzioni da applicare nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica e riqualificazione edilizia. Sono solo due le Regioni promosse dagli ambientalisti: Toscana e Puglia, che insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, hanno salvato parchi e centri storici, imponendo rigorose migliorie ecologiche e risparmi energetici. Il Piano Casa della Toscana (L.r. 24/2009) consente l’ampliamento o la riedificazione solo di una parte del patrimonio edilizio esistente e solo all’interno degli strumenti urbanistici vigenti, condizionando gli interventi all’utilizzo di tecnologie sostenibili e al risparmio energetico. Inoltre, il governatore Claudio Martini (Pd) ha pensato anche all’emergenza abitativa stanziando 143 milioni di euro, grazie ai quali nei prossimi 2 o 3 anni saranno realizzati almeno 2500 nuovi alloggi. Infine la Giunta di centrosinistra guidata da Nichi Vendola ha superato l’esame di Legambiente, avendo predisposto per la Puglia un piano in versione ecologica: la legge regionale consente agli edifici residenziali ampliamenti fino al 20%, con la previsione di un bonus al 35% nel caso di demolizione e ricostruzione di edifici vecchi, condizionato all’utilizzo di tecnologie sostenibili e strumenti per il risparmio energetico, il tutto realizzabile solo nel rispetto dei vincoli paesaggistici e di eventuali restrizioni che i Comuni potranno individuare sul proprio territorio.   

 

Confedilizia: no al “libretto casa”

La confederazione italiana proprietà edilizia denuncia un’azione di sabotaggio da parte delle Regioni nei confronti dei premi volumetrici: in Campania e Sicilia la normativa pone come condizione indispensabile all’ampliamento la dotazione del “libretto casa”, strumento di controllo della manutenzione degli edifici, già diverse volte bocciato dal Consiglio di Stato e dalla Corte costituzionale.

 



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 13:36