
Sulla casa si è giocata una parte importante della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2008. Ora, a due anni di distanza, il Cavaliere rilancia e raddoppia sull’oggetto dei desideri degli italiani. Il 19 marzo, a pochi giochi dalla chiamata alle urne per il rinnovo della maggior parte dei governi regionali, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge per incentivare attività produttive e consumi, in cui tra l’altro, ha fatto sapere il premier Silvio Berlusconi, c’è una parte di quel Piano casa delineato un anno fa e rimasto in buona sostanza inattuato, nonostante la definizione di un’intesa tra Stato e Regioni. La disposizione stabilisce che potranno essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, quindi senza la Dia (denuncia di inizio attività), tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle case, purché “non riguardino – ha precisato Berlusconi – parti strutturali dell'edificio e l'aumento dei parametri urbanistici". In pratica i proprietari potranno fare liberamente lavori interni, ma non potranno spostare muri portanti, aumentare la superficie o la cubatura, né fondere più unità immobiliari in una, o al contrario, ricavare più abitazioni da una sola. Questa disposizione, ha aggiunto il presidente del Consiglio, “è la messa in pratica del nostro motto: tutti padroni in casa propria”. L’unico adempimento che è rimasto a carico dei padroni di casa è la comunicazione, anche per via telematica, del nome dell'impresa che realizzerà i lavori. Un intervento, ha sottolineato ancora il premier, che rappresenta un "tonico per nostre aziende edilizie". Un modo, ha aggiunto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, per dare attuazione “dal basso” al Piano casa di un anno fa, che includeva anche la possibilità di aumentare la cubatura, e che è stato bloccato dalle Regioni. Insomma per aggirare l’ostacolo delle legislazioni regionali e riattivare il motore dell’edilizia dando impulso alle ristrutturazioni, il governo ha pensato a una norma “privatistica” limitata all’ambito della proprietà edilizia, ma pur sempre soggetta a norme locali. Ci hanno detto, ha infatti spiegato il responsabile del Mef, “che il Piano casa era una cosa giusta ma non si poteva fare perché di competenza regionale e allora noi diciamo che sarà il buon governo delle Regioni a consentire almeno le opere interne. Sarà così un buon motivo per cambiare le amministrazioni regionali che non lo consentono”. Sulla casa il governo non si è però limitato a rilanciare il Piano casa del 2009, ma ha ritirato fuori anche quello vecchio, già delineato poco prima delle politiche 2008 dall’esecutivo di Romano Prodi e ricompreso nel decreto conti pubblici 112/2008. E’ ancora il ministro Tremonti ad annunciare prima e a firmare poi il 24 marzo scorso, insieme al collega responsabile delle Infrastrutture Altero Matteoli, il decreto per la scelta della Sgr (società di gestione del risparmio) del Fondo investimenti per l’abitare (Fia), finalizzato alla realizzazione di un piano di intervento per l’edilizia residenziale che dovrebbe portare alla creazione di 50mila alloggi popolari in cinque anni. Il Fondo nazionale sarà partecipato dalla Cassa depositi e prestiti (70%) insieme ad Abi, Associazione bancaria italiana (15%), e Acri, Associazione di fondazioni e casse di risparmio (15%). L’intervento prevede che le Fondazioni, a livello locale, costituiscano fondi territoriali per ampliare l'impatto del Fia e attuare il piano di edilizia popolare. La tempistica è stata delineata dal ministro Matteoli: "Entro aprile saranno convocate le Regioni e pubblicato il bando di gara per attivare i fondi immobiliari di housing sociale". Con il decreto del 24 marzo e con quello che suddividerà tra le Regioni 377 milioni destinati agli accordi di programma, saranno attivate risorse per un miliardo. Gli alloggi andranno a sfrattati, giovani coppie, categorie protette, mentre i fondi saranno così suddivisi: 200 milioni per acquisto, affitto, recupero e nuova costruzione; 140 milioni al bando di gara per la scelta della Sgr del Fia che dovrà attivare da 1 a 3 miliardi di euro per contribuire a finanziare il 40% dei fondi locali, che a loro volta dovrebbero attivare un importo di circa 4 miliardi. Ma non è finita qui. La casa rispunta anche negli incentivi previsti dal decreto legge approvato il 19 marzo, lo stesso in cui c’è la semplificazione normativa per le ristrutturazioni. Archiviata la rottamazione auto, il governo ha puntato su un pacchetto di agevolazioni definite “casa per le famiglie”. Una parte dei 300 milioni di euro stanziati dal provvedimento servirà a finanziare sconti sull’acquisto di elettrodomestici, pompe di calore, stufe, cucine e persino abitazioni ecosostenibili. Quest’ultimo rappresenta l’incentivo più consistente: si potrà ottenere un contributo sino a 7mila euro in base all'effettivo risparmio energetico, che dovrà essere certificato dall’Enea.
Edilizia, il Pdl vuole una nuova sanatoria
Riaprire i termini del condono edilizio varato dal secondo governo Berlusconi nel 2003, facendo slittare i termini per la presentazione delle domande dal 10 dicembre 2004, al 31 dicembre 2010. E’ quanto prevede il disegno di legge S. 2020 presentato da Carlo Sarro insieme ad altri 13 senatori del Pdl il 17 febbraio scorso e assegnato all’esame in sede referente della commissione Ambiente di palazzo Madama a metà marzo. Il testo propone alcune modifiche all’articolo 32 della legge n. 326/2003, con cui è stato convertito il decreto legge 269/2003 sui conti pubblici, che ha stabilito le modalità dell’ultima sanatoria degli abusi edilizi, e l’articolo 31 del testo unico sull’acquisizione degli immobili (decreto del Presidente della Repubblica 380/2001). Obiettivo del testo, scrive Sarro nella relazione introduttiva, è quello di garantire a tutti i cittadini i benefici dello speciale regime di condono previsto dalla legge del 2003, evitando discriminazioni attribuibili a cause estranee dalla loro volontà, come lo scorretto esercizio della potestà legislativa regionale. Queste in passato, lamenta il parlamentare, hanno limitato e in alcuni casi precluso, le legittime aspettative dei cittadini. Il testo propone inoltre di includere nel condono le opere abusive realizzate su aree sottoposte a vincoli ambientali o paesaggistici, previo il nulla-osta dell’autorità preposta alla tutela del vincolo.
Cedolare affitti, alla Camera continua il dibattito
Sia pur a rilento, la commissione Finanze di Montecitorio sta proseguendo il dibattito, in sede referente, delle diverse proposte di legge sull’introduzione della cedolare secca sugli affitti. Dopo che il 13 ottobre 2009, il gruppo di lavoro aveva deciso di adottare come testo base per la discussione quello d’iniziativa dei deputati del Pd Paola De Micheli e Alberto Fluvi (C. 1809), è stato fissato per il 4 marzo 2010 il termine per la presentazione degli emendamenti. Le proposte di modifica presentate sono state solo cinque e tutte a firma di Silvana Comaroli della Lega Nord. Gli emendamenti dell’esponente del Carroccio propongono una riformulazione del testo prevedendo l’applicazione di un’aliquota sostitutiva su tutti i redditi da locazione del 23% e affidano ai Comuni i compiti di accertamento sulla regolarità dei contratti. La proposta C. 1807, adottata come testo base, propone invece l’introduzione dell’aliquota sostitutiva al 20% soltanto per i redditi da locazione derivanti da contratti d’affitto a canone agevolato. La discussione del testo dovrebbe proseguire ad aprile.
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