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Mattone & Finanza

Politica, religione e affari


Stato, Santa Sede e Curia Romana, la finanza cattolica al tempo della globalizzazione

Politica, religione e affari - Stato, Santa Sede e Curia Romana, la finanza cattolica al tempo della globalizzazione

Città del Vaticano: 0,43 kmq, una popolazione di 911 residenti, reddito pro-capite pari a 407.095 euro l’anno (stima a luglio 2003). Non produce beni e i suoi servizi sono per lo più gratuiti. La sua economia (con i suoi profitti) si basa sugli investimenti, mobili e immobili, sul patrimonio esistente, sulle rendite e sulle rimesse delle diocesi sparse nel mondo: 4649 riunite in 110 Conferenze episcopali.
E’ sede di tre istituti finanziari: l’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica); il ministero dell’Economia o Prefettura per gli Affari economici; lo IOR (Istituto per le Opere di Religione), attraverso i quali viene gestito circa un miliardo di cattolici sparsi nel mondo. E’ lo Stato più piccolo e più ricco al mondo, ed è composto di tre enti o istituzioni: lo Stato, la Santa Sede e la Curia. Il primo è l’entità territoriale, il secondo è il vertice della Chiesa mentre la Curia è la struttura organizzativa. Tutte le istituzioni vaticane spesso rivendicano l’extraterritorialità e l’indipendenza dalle leggi degli altri Stati-Nazione. L’APSA è in pratica la Banca Centrale della Città del Vaticano. Svolge funzioni di tesoreria e gestisce gli stipendi dello Stato. Fra i suoi compiti c’è anche quello di coniare moneta. Nel 1998 infatti, l’Ue ha autorizzato l’APSA emettere 670mila euro l’anno, ai quali se ne possono aggiungere altri 201mila in occasione di Concili ecumenici, Anni Santi o in occasione di un’apertura della Sede vacante. Secondo quanto riportato dai dati ufficiali della Prefettura per gli Affari Economici, i conti della Santa Sede per il 2007 sarebbero in deficit di circa 9 milioni di euro. Nel bilancio però non figurano strutture come le università pontificie, gli ospedali cattolici, i santuari. Ma soprattutto non figura l’Obolo di San Pietro,ovvero quanto offerto dai fedeli in tutto il mondo il giorno in cui si celebra il Santo, ovvero il 29 giugno, che ha portato nel solo 2007 un gettito nelle casse della Città del Vaticano di circa 80 milioni di dollari. Di questa somma, una sola offerta è stata pari a 14 milioni di dollari, da parte di un donatore che ha voluto mantenere l’anonimato. Inoltre vanno considerati i contributi dei vescovi delle varie Diocesi di appartenenza per altri 30 milioni di dollari. Dove non c’è chiarezza è sul consuntivo del Governatorato dello Stato Città del Vaticano. Si tratta dell'organismo di potere esecutivo della Santa Sede. La carica di Governatore è un ruolo ricoperto da un cardinale scelto a turno, che detiene l'amministrazione de facto del Vaticano, sovrintendendo alla maggior parte delle funzioni pubbliche e rappresentando lo stato in sostituzione del Papa. Stando alle informazioni ufficiali consultabili sul sito web della Santa Sede, nell’esercizio 2007 viene riportato solamente il risultato positivo per 6,7 milioni di euro (in diminuzione rispetto al precedente esercizio 2006 che si concluse con un avanzo di 21,8 milioni di euro ), senza far alcuna menzione al dettaglio dei singoli conti economici e patrimoniali che costituiscono un normale bilancio. Sempre nel 2007, il settore immobiliare ha ottenuto un risultato positivo netto di 36,3 milioni di euro, superiore a quello registrato nel 2006 che si attestò a 32,3 milioni di euro. L’incremento in termini assoluti è di 4 milioni di euro, imputabile sia al maggior gettito delle locazioni, sia alle plusvalenze realizzate per la vendita di alcuni cespiti immobiliari. In aumento anche le spese dirette su immobili a reddito, che da 15,4 milioni sono passati a 18,2 milioni di euro, con un aumento del 18%. In sostanza la crescita globale dei ricavi ha permesso di sostenere gli oneri per la manutenzione e l’ammodernamento degli immobili a reddito. Altra Banca Vaticana è lo IOR, che ha sede unica nella Città del Vaticano. Ufficialmente l’unico azionista di questa banca è il Papa. Non ha filiali in nessun altro luogo. Opera in assoluta libertà e senza responsabilità alcuna nei confronti degli altri uffici economici. Intrattiene rapporti valutari e creditizi con clienti e banche straniere, gioca in borsa, investe e raccoglie capitali. E’ una banca molto particolare e interessa soprattutto quei clienti che vogliono far passare inosservati i propri movimenti di capitali. E’ il centro di un’organizzazione mondiale di banche sotto il diretto controllo del Vaticano, alcune con sede in noti paradisi fiscali. Di recente, le isole Cayman, noto Paese offshore, sono passate dal controllo della diocesi giamaicana a quello diretto del Vaticano. Lo IOR non è soggetto a controlli internazionali, come il meccanismo di trasferimento di denaro e fondi, non è soggetto a nessuna legge anti-riciclaggio e non incorre in nessuna sanzione, né penale né amministrativa. Questo gli consente di movimentare somme di denaro sconosciute agli uffici tributari di tutto il mondo. Inoltre consente allo Stato del Vaticano di muovere ingenti capitali, senza per questo pagare nessun tipo di interesse sul costo del denaro. Oggi l’Istituto amministra un patrimonio di circa 6 miliardi di euro. Patrimonio che aumenta di anno in anno. Ai propri clienti (dipendenti del Vaticano, membri della Santa Sede, ordini religiosi, benefattori) garantisce un tasso annuo del 12%. Ma poco si sa sulle attività della banca: dove investa, a chi dia crediti. O almeno non si hanno informazioni ufficiali da parte della Santa Sede. Le notizie che trapelano o sono giunte in passato, arrivano in larga parte da inchieste giudiziarie partite da particolari filoni (alta finanza, massoneria, mafia ), che poi vanno ad intrecciarsi con i poteri e le istituzioni ecclesiastiche. Il riferimento è al noto crack del Banco Ambrosiano di Calvi e ai legami che lo IOR (attraverso il vescovo Paul Marcinkus, il più famoso dirigente della Banca vaticana) intratteneva con massoneria ed esponenti collusi con la mafia siciliana e italo-americana. Tutto appurato nelle varie inchieste giudiziarie che si sono succedute negli anni. Le molte attività giudiziarie hanno sempre portato però a un vicolo cieco, in quanto le alte cariche ecclesiastiche coinvolte si sono appellate all'immunità diplomatica. Un loro diritto. Dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano, il Vaticano decise che lo IOR non dovesse più possedere azioni e intrattenere rapporti fiduciari con società finanziarie e bancarie. Avrebbe dovuto smobilitare tutte le partecipazioni finanziarie possedute tramite altre società. Ma nonostante ciò, secondo dati forniti dal Dipartimento del Tesoro Americano, nel solo 2002 una quantità enorme di titoli Usa, per un controvalore di circa 300 milioni di dollari, erano di proprietà vaticana. Per operare in Europa lo IOR si avvale di due grandi banche, una tedesca e una italiana, i cui nomi non si conoscono. Si pensa a Banca Intesa, della quale lo IOR possiede il 3,37% insieme con la Banca Lombarda e la Mittel (il cosiddetto Gruppo bresciano dei soci), e di Deutsche Bank, ma nessuno lo conferma con certezza. La Mittel Spa, il cui Presidente è Giovanni Bazoli, merita una nota di riguardo. E’ una holding di partecipazione quotata a Piazza Affari, una finanziaria che investe direttamente e indirettamente in operazioni di private equity attraverso la sottoscrizione di fondi chiusi e specializzati nel capitale di medie imprese non quotate con l’obiettivo di disinvestire il tutto dopo un determinato periodo di tempo e, comunque, non prima di aver generato profitto. Lo IOR detiene circa 1% del capitale sociale votante. Negli ultimi anni poi lo IOR è stato chiamato in causa in vari scandali. Ne citiamo tre di maggior peso: Tangentopoli, “i furbetti del quartierino”, Calciopoli. Tangentopoli. È il 1993 il pool di mani pulite, il cui Procuratore capo è Francesco Saverio Borrelli, segue le tracce della maxi tangente Enimont, esattamente 108 miliardi delle vecchie lire, definita la madre di tutte le tangenti. Fin quando le ricerche non giungono allo IOR, dove una parte considerevole, in Certificati del Tesoro, è transitata dalle casse della Banca vaticana, sul conto di un cliente Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi, in seguito condannato per lo scandalo Enimont e recentemente tornato in auge nell’inchiesta “Why Not” di Luigi De Magistris. L’inchiesta si ferma davanti le porte del Vaticano. “Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale” e, ancora, “Lo IOR non poteva conoscere la destinazione del denaro”, sono le risposte che il pool di Milano si sente dare dalla Santa Sede. Di lì l’inchiesta non può procedere. I furbetti del quartierino. Nel luglio del 2007 Giampiero Fiorani racconta ai magistrati che alla Bsi ( Banca Svizzera italiana) sono depositati su tre conti correnti intestati alla Santa Sede tra i due e i tre miliardi di euro. Soldi in nero versati da Fiorani al Presidente dell’APSA, il Cardinale Castello Lara, quando comprò la Cassa Lombarda. Il Vaticano ignora Fiorani e il pm Francesco Greco, difende tenacemente l’uomo a capo dell’organo di vigilanza che avrebbe dovuto sorvegliare e garantire il corretto comportamento delle parti coinvolte nelle scalate: Antonio Fazio l’allora Governatore della Banca d’Italia. Ma anche qui la magistratura non può nulla. La Santa Sede si rifà al Concordato e all’extra territorialità. Calciopoli. Secondo i magistrati Palamara e Palaia i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Luciano Moggi, sarebbero custoditi nella Banca vaticana. E questo grazie ai buoni rapporti che intercorrono tra Cesare Geronzi (padre dell’azionista di maggioranza della Gea) e la Santa Sede. Il famoso tesoro di Moggi, frutto degli illeciti commessi nel mondo del calcio, di cui era il grande capo indiscusso (erano larga parte del mondo del calcio, calciatori ed allenatori, sui quali Moggi e la Gea ne condizionavano i destini professionali), stimato in 150 milioni di euro, sarebbe custodito nelle casse dello IOR. Oggi, comunque, Moggi padre è titolare di una rubrica di “etica e sport” su Petrus, quotidiano on-line vicino a Papa Benedetto XVI. Anche in questa inchiesta rogatorie e verifiche non si possono fare. Sembrerebbe che la nostra magistratura non sia tutelata. Eppure lo Stato italiano fa molto per la Chiesa cattolica, attraverso varie forme. Dall’8 per mille, ad esempio, ogni anno passano dalle casse dello Stato italiano a quelle vaticane circa 1 miliardo di euro, ancora 1,6 per convenzioni su scuola, sanità, stipendi di professori di religione, finanziamenti dei grandi eventi della Chiesa, oltre poi a vantaggi fiscali dovuti ad esenzioni Irap, Ires e altre imposte, l’elusione consentita per le attività turistiche e commerciali, e ancora il mancato incasso dell’Ici (solo nella città di Roma, dove il Vaticano possiede il 33% degli immobili, il mancato incasso della tassa di proprietà si presume sia di circa 20 milioni di euro). Tutti questi benefici ammonterebbero a 4 miliardi di euro l’anno. Non poco, circa la metà di una nostra finanziaria. Il peso economico del Vaticano in territorio italiano è enorme. Un potere esercitato in modo diretto e indiretto, attraverso personaggi, che siedono in posti di potere finanziario, vicini o in stretta relazione con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell’Opus Dei. Un potere finanziario che negli ultimi decenni è andato aumentando. Un potere finanziario che, in Italia, pesa più di quello politico, evidentemente.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 13:45