
Alle 20.43 del 24 gennaio 2008, con 161 no, 156 sì e un astenuto, il Senato ha decretato la fine del secondo governo di Romano Prodi. Mentre AI sta per andare in stampa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha appena iniziato le consultazioni con le parti politiche per trovare una soluzione alla crisi innescata dalle dimissioni dell’ex guardasigilli e leader dell’Udeur Clemente Mastella (conseguenza degli arresti domiciliari della moglie ordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere), cui è seguita la decisione di togliere il sostegno del suo partito all’esecutivo.
E’ questa la cronaca della fine annunciata dell’esperienza di governo di Prodi, che è andato fino in fondo, “parlamentarizzando” la crisi e chiedendo il voto a palazzo Madama pur essendo consapevole di una quasi certa bocciatura. Mentre scriviamo, non è possibile avere un’idea chiara di come il Quirinale riuscirà a uscire da una situazione complicata, dove il centrodestra, nonostante le divisioni degli ultimi mesi, sta mostrando ancora una volta quel “cameratismo” che gli ha permesso di governare per cinque anni e che ora lo vede compatto nel chiedere le elezioni subito, confermando Berlusconi suo unico leader. Nel centrosinistra invece sembra regnare il panico, tra un Pd ancora troppo debole per correre da solo e i tanti piccoli della coalizione arcobaleno, a cui in fondo tornare al voto con il cosiddetto “porcellum” non dispiacerebbe.
Conseguenza inevitabile di questa situazione di incertezza è il blocco totale del Parlamento. A fronte di una maggioranza dai numeri sfumati, qualsiasi sarà la strada che deciderà di percorrere il capo dello Stato (elezioni subito o governo tecnico- istituzionale per fare la riforma elettorale) tutti i provvedimenti chiave dell’ormai ex-governo Prodi al vaglio delle Camere possono essere considerati carta da riciclo. La cosiddetta terza “lenzuolata” di liberalizzazioni dell’ex-ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, che contiene anche la riforma dell’attività di agente immobiliare, probabilmente morirà al Senato dove è ferma in commissione Industria. Nessuna probabilità di arrivare alla Gazzetta ufficiale sembra esserci per il testo sulle professioni predisposto dai deputati del Pd Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi, all’esame delle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. E la stessa sorte si profila anche per l’ex collegato alla Finanziaria 2007 che include la riforma della fiscalità, compresa quella sulle rendite finanziarie e del catasto fabbricati e che sarebbe dovuto andare in Aula a Montecitorio ai primi di febbraio. Potrebbe invece essere salvato da un decreto- legge, la cui bozza è circolata nelle ultime settimana, la riforma delle attività di intermedizione finanziaria proposta dall’ex vice-ministro all’Economia Roberto Pinza e già inserita nel disegno di legge sul credito al consumo fermo alla Camera. Decreto che renderebbe da subito più stringenti le regole per l’accesso e l’esercizio della professione, stabilendo che le società d’intermediazione saranno responsabili in solido dei danni causati dai propri agenti. L’urgenza del provvedimento sarebbe dettata dal boom di nuovi mediatori registrato nel 2007 a fronte di una riduzione degli standard qualitativi dei servizi offerti. Si tratta in ogni caso solo di uno scenario plausibile, ma al momento solo ipotetico e i cui contorni potranno essere chiariti solo dagli sviluppi che seguiranno la crisi del Prodi-bis.
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