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Mattone & Finanza

REGIME SIIQ, AVVIATA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA


REGIME SIIQ, AVVIATA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA  -

Lo scorso dicembre l’Unione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia in relazione al regime speciale che permette alle Società di investimento immobiliare quotate (Siiq) di evitare di pagare Ires e Irap sui redditi da locazione. La disciplina speciale delle Siiq (versione nostrana delle anglosassoni Reit, Real estate investment trust) è stata introdotta nell’ordinamento italiano dalla Finanziaria 2007 (L. 296/2006) e nel 2008, dopo il varo di un decreto legislativo attuativo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito le modalità di applicazioni delle agevolazioni nella circolare n. 8 del 2008, escludendo però la possibilità di estendere a società estere le prerogative fiscali delle Siiq italiane.

Ed è in questa esclusione che trova fondamento la messa in mora dell’Italia da parte di Bruxelles.
Infatti la non inclusione nel regime fiscale tipico delle Siiq delle “stabili organizzazioni di società estere”, con titoli negoziati nei mercati regolamentati degli Stati europei e di quelli aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, costituisce una violazione del principio di libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali senza discriminazioni di nazionalità sancito da Trattato della CE.
In realtà il governo, a fine novembre, aveva tentato di correre ai ripari inserendo nella prima stesura del decreto legge anticrisi (dl 185/2008) apposite disposizione per far rientrare nei presupposti soggettivi per l’applicazione del regime agevolato delle Siiq le società immobiliari non residenti, ma con sede fissa di affari nel nostro Paese. L’intervento è stato però stralciato, così a dicembre scorso è arrivata la lettera di messa in mora da Bruxelles.
La procedura d’infrazione europea dà la possibilità allo Stato membro indagato di giustificare, entro due mesi dal ricevimento della lettera, i motivi alla base della norma nazionale o di modificare la stessa allineandola al dettato comunitario. In assenza di queste misure la Commissione passerà al parere motivato, che prelude al deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia della Ue

Lo scorso dicembre l’Unione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia in relazione al regime speciale che permette alle Società di investimento immobiliare quotate (Siiq) di evitare di pagare Ires e Irap sui redditi da locazione.
La disciplina speciale delle Siiq (versione nostrana delle anglosassoni Reit, Real estate investment trust) è stata introdotta nell’ordinamento italiano dalla Finanziaria 2007 (L. 296/2006) e nel 2008, dopo il varo di un decreto legislativo attuativo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito le modalità di applicazioni delle agevolazioni nella circolare n. 8 del 2008, escludendo però la possibilità di estendere a società estere le prerogative fiscali delle Siiq italiane.

 

Ed è in questa esclusione che trova fondamento la messa in mora dell’Italia da parte di Bruxelles.

Infatti la non inclusione nel regime fiscale tipico delle Siiq delle “stabili organizzazioni di società estere”, con titoli negoziati nei mercati regolamentati degli Stati europei e di quelli aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, costituisce una violazione del principio di libera circolazione delle persone, delle merci e dei capitali senza discriminazioni di nazionalità sancito da Trattato della CE.

In realtà il governo, a fine novembre, aveva tentato di correre ai ripari inserendo nella prima stesura del decreto legge anticrisi (dl 185/2008) apposite disposizione per far rientrare nei presupposti soggettivi per l’applicazione del regime agevolato delle Siiq le società immobiliari non residenti, ma con sede fissa di affari nel nostro Paese. L’intervento è stato però stralciato, così a dicembre scorso è arrivata la lettera di messa in mora da Bruxelles.

La procedura d’infrazione europea dà la possibilità allo Stato membro indagato di giustificare, entro due mesi dal ricevimento della lettera, i motivi alla base della norma nazionale o di modificare la stessa allineandola al dettato comunitario. In assenza di queste misure la Commissione passerà al parere motivato, che prelude al deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia della Ue.

 

 



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:22