
Sì al rilancio dell’economia tramite il mattone e no all’aumento della pressione fiscale sugli immobili.
È semplice la ricetta di Tommaso Foti, deputato piacentino del Pdl, membro della commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera e componente dell’Osservatorio parlamentare per il mercato immobiliare: fare del Piano casa un’opportunità per tirarsi fuori dalle paludi della stagnazione economica senza riempire lo stivale di brutture ed ecomostri, ma nel rispetto di vincoli paesaggistici e senza stravolgere il territorio. Un obiettivo che il governo si pone evitando di fare ricorso a un’overdose legislativa, ma attraverso poche regole.
Per superare la crisi si sta tentando il rilancio dell'economia tramite l'edilizia. È la strada giusta o è una soluzione che si porta dietro qualche incognita?
La ripresa economica passa necessariamente attraverso la ri presa del settore edile. E' così in Italia e così anche nel mondo. Insomma, dobbiamo favorire la trasformazione dei proletari in proprietari se vogliamo condizioni generali di miglior benessere per tutti.
Quali sono le prospettive che si delineano con il Piano casa del governo?
E' indubbio che l'edilizia vive un momento di preoccupante stagnazione. Sul mercato c'è una discreta quantità di immobili invenduti. La causa è duplice: da una parte la situazione economica frena gli investimenti un po’ in tutti i settori, dall'altra non sempre si è costruito secondo le esigenze del mercato, quasi che la domanda di immobili di qualità potesse essere facilmente elusa. Così non è stato e ora il rilancio del comparto edile passa anche attraverso il massiccio ricorso alle nuove tecniche di costruzione a basso tasso d'inquinamento e ad alto valore di risparmio energetico. Il Piano casa del governo tiene conto di questa situazione, preoccupandosi nel contempo di dare una risposta concreta alla necessità di potere soddisfare la richiesta di avere una casa da parte delle categorie meno agiate, soprattutto nelle città metropolitane, senza dovere incorrere in locazioni a prezzo proibitivo.
Che tipo di attività normativa in campo immobiliare possiamo aspettarci per il 2009?
Una normativa leggera, non invasiva e tutto fuorché permissiva. La realtà è che fino a che l'attività edilizia sarà ostacolata da una burocrazia soffocante, tutti cercheranno di eluderla ricorrendo alle furbizie. Poche ma chiare norme sono la strada maestra per conciliare la sicurezza nel costruire con la volontà del fare.
Sotto il suo impulso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera ha avviato un’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. Quali sono gli obiettivi?
Molto spesso si parla del mercato immobiliare senza neppure conoscere le quotazioni medie di vendita nelle città, o a quanto ammonti nel suo complesso l'invenduto o lo sfitto del settore. Inoltre, la politica non può pensare di legiferare nel settore prescindendo da chi nello stesso vive da anni e lo conosce come le proprie tasche. Occorre invece la cooperazione di tutti se non si vogliono perpetuare gli errori, che poi sono orrori, del passato: dalla cementificazione selvaggia all'edificazione in zone morfologicamente inadatte.
C’è il rischio che la fiscalità sugli immobili si inasprisca?
La cosa più facile per i tassatori scortesi (sindaci in testa) è quella di tassare gli immobili, che per definizione tali sono e non possono essere trasferiti né nei paradisi fiscali, né nascosti in tasca. Più bassa è la pressione fiscale sul mercato immobiliare, più gli investitori lasceranno perdere di correre dietro ai facili guadagni del mercato borsistico e torneranno al mattone che non è solo un bene rifugio, ma un volano eccezionale per il rilancio economico.
La proposta di legge sul governo del territorio potrebbe dare una regola sistematica all’impianto urbanistico italiano. È d’accordo?
Di una riforma legislativa che interessi il governo del territorio il parlamento si interessa oramai da alcune legislature, anche se non con grande successo. Un po' per via della riforma del Titolo V della Costituzione che rende difficile, quasi chirurgica, la produzione normativa del legislatore nazionale che non può né deve sconfinare in materie di appannaggio di quello regionale. Tuttavia, questa potrebbe essere la legislatura buona per potere approvare una legge che fissi alcuni principi generali e astratti, che diano certezza operativa su tutto il territorio nazionale sia agli operatori del settore, sia ai consumatori. Ma ci rendiamo conto che molto spesso è sufficiente attraversare un fiume e un confine regionale ed assistere all'impossibilità di recuperare i sotto tetti, attività consentita invece a meno di un chilometro in linea d'aria.
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