
Ancora una volta scioperi, leggi e norme poco chiare. E’ questo il quadro di un Paese, dove la coesione sociale sembra essere assente, e la politica, senza leader, diventata un anello troppo debole. Nonostante la positiva riorganizzazione del dicastero dello Sviluppo Economico, permane oggi un imbarbarimento e un clima d’odio sovradimensionato. Un dato è chiaro a tutti: la politica del risentimento, delle non scelte, fa male all’economia italiana e al mercato immobiliare. Se guardiamo a ciò che accade nel resto del mondo, verifichiamo come invece è proprio la politica a guidare soluzioni, insieme alle istituzioni. In Italia sciaguratamente ciò non accade. Anzi, c’è una sorta di impazzimento che sovverte il Paese, quasi si fosse persa una bussola istituzionale, attraverso una “guerra fredda” mal digerita dagli osservatori internazionali, come quella intercorsa tra Montecitorio e Palazzo Chigi. Ecco perché oggi è auspicabile cambiare passo a tutti il livelli, se non si vuole essere fotografati dagli osservatori internazionali come un Paese “vecchio” e in declino. E’ necessario allora rilanciare la concertazione sociale con le categorie e le parti sociali oltre a definire nuove riforme. In tutto ciò è evidente come le relazioni sindacali in Italia abbiano la necessità di essere rifondate da un nuovo Patto Sociale, con regole più compatibili con quello che avviene nel resto mondo. Allo stesso tempo il comparto immobiliare, e le associazioni che ad esso fanno capo, dovrebbero poter ripartire e reagire compatte per far fronte alle mutate esigenze degli operatori del settore, e dar corso a nuove riforme strutturali. Gli scenari fin qui disegnati ci fanno intravedere un orizzonte costellato di manifestazioni in autunno di protesta per il comparto, annunciate da parte dei costruttori, che esasperati da un mercato fermo sono contrariati di fronte ad una politica fatta di soli annunci. Il quadro di soluzioni per il comparto, intanto, viene delineato da Fiaip e da altre associazioni del Real Estate che nel corso dell’indagine conoscitiva alla Camera dei Deputati, oltre alla cedolare secca, hanno suggerito al legislatore riforme professionali, incentivi fiscali, e politiche per una vera e propria riqualificazione del patrimonio immobiliare in Italia. Pesa infine sul settore un’incertezza diffusa, la mancanza di risposte chiare dall’Amministrazione dello Stato, oltre l’assenza di una solida crescita economica, che insieme al debito pubblico, ai costi esterni aumentati, e ai fattori strutturali determinano troppi interrogativi irrisolti Tutti questi elementi non giocano a breve termine a favore di una ripresa più audace del mercato immobiliare. Ma la ripresa è possibile. La preannunciata cedolare però non basta, servono nuove idee e riforme che facciano ripartire davvero il mercato immobiliare.
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