
Casa e patrimoni immobiliari e mobiliari rimangono nel mirino del legislatore nel tentativo di portare il Paese fuori da un attacco speculativo iniziato nel luglio scorso e che sembra inarrestabile. A evocare il fantasma ormai concreto dell’Ici, la Banca d’Italia: a fine ottobre scorso, nel corso di un’audizione in Parlamento sul disegno di legge di Stabilità (la vecchia legge Finanziaria), il responsabile della Ricerca economica di palazzo Koch, Daniele Franco, ha proposto il ritorno di questa imposta sulla prima casa come “soluzione intermedia” rispetto all’adozione di una patrimoniale. Di ritorno dell’Ici si era parlato anche come di una delle misure contenute nel maxiemendamento al disegno di legge di stabilità, deciso dal Consiglio dei ministri del 2 novembre scorso. Un’ipotesi che però non ha trovato conferma in quel testo ma che ha preso corpo nel decreto “salva- Italia” varato dal governo di Mario Monti il 4 dicembre scorso. Tramontata invece, l’ipotesi di una patrimoniale, ovvero un’imposta che non grava su un flusso che si verifica in un dato periodo di tempo (come ad esempio l’Irpef), ma su uno stock di ricchezza accumulato anche nell’arco di intere generazioni. A favore dell’introduzione di questo tipo di imposta il leader di Confindustria Emma Marcegaglia: “In un momento difficile come questo preferiamo una tassa ordinaria, come quella sulla casa o sui patrimoni con un peso maggiore per chi ha di più, piuttosto che una tassa straordinaria”, ovvero un prelievo sui conti correnti, come fece il primo governo di Giuliano Amato nel 1992 per salvare la lira. La schiera dei contrari alla patrimoniale, comunque, era ben nutrita. A cominciare dal Presidente Nazionale di Fiaip Paolo Righi. Gli agenti immobiliari e i mediatori creditizi “sono assolutamente contrari all’idea stessa di una patrimoniale, perché in questo modo il capitale muore”. L’adozione di una patrimoniale progressiva sulla casa per “fare cassa”, ha spiegato Righi in occasione del convegno su MediaConsum il 6 ottobre scorso, andrebbe a colpire l’82% degli italiani proprietari di abitazioni. “Così facendo – ha affermato il presidente di Fiaip – si mettono le mani nei portafogli delle famiglie italiane con un’imposta che non colpirà solo i più ricchi e chi detiene beni di lusso, ma penalizzerà trasversalmente milioni d’italiani e chi, in tempo di crisi, aveva scommesso sul mattone”. Durante il congresso Righi ha rigettato anche l’ipotesi, divenuta poi parte integrante del pacchetto anticrisi, di una revisione delle rendite catastali che attualmente forniscono la base imponibile per le diverse imposte versate al momento di una transazione, per il calcolo l’Ici sulle seconde case e che forniranno anche la base della futura Imu. “E’ una questione in discussione da anni e che andrebbe anche in questo caso ad aumentare il peso della tassazione su una platea di contribuenti formata sempre da quell’82% di italiani proprietari di abitazioni”. Un no deciso alla patrimoniale è venuto anche da Corrado Sforza Fogliani, Presidente di Confedilizia (Confederazione italiana proprietà edilizia). “L’unico effetto sicuro di una patrimoniale sarebbe quello di aumentare la spesa: l’esatto contrario di quanto oggi occorre, che è quello di affamare questa ‘bestia’ (come si dice negli Stati Uniti). Per il resto, la patrimoniale sarebbe una misura depressiva e ingiusta. Le sole proposte per una sua istituzione hanno già penalizzato il mercato immobiliare, anche nel settore della prima casa. E chi la propone, poi, non sa probabilmente che quando fu istituita nel ’47 gli estimi misuravano il reddito e non il valore, com’è dal 1990 in poi. Del resto, se in più di sessant’anni non si è mai istituita una patrimoniale, una ragione ci dovrà pur essere”.
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