
Abbiamo incontrato nei giorni scorsi il segretario generale della Confedilizia Giorgio Spaziani Testa per comprendere al meglio perché si torna a parlare di rivalutazioni delle rendite catastali e quali sono le posizioni espresse dalla Confedilizia. Dal gruppo di lavoro sulla riforma fiscale del Ministero dell’economia sono emerse alcune cifre in rapporto alla "erosione fiscale" che sarebbe determinata dal mancato aggiornamento delle rendite catastali, che cosa ne pensa? Come la Confedilizia ha avuto modo di precisare nell’ambito del gruppo di lavoro, nell’elenco delle “Tax expenditures” oggetto dello stesso avrebbero dovuto essere comprese quelle che l’art. 21 della legge 196/2009 definisce le disposizioni “recanti esenzioni o riduzioni del prelievo obbligatorio” e che sin da principio erano state dal Ministero indicate come “l’area della amplissima forbice aperta dalla dialettica tra la regola (il principio generale dell’imposizione fiscale) e l’eccezione (la deviazione legale da questo principio, via esenzioni, agevolazioni, regimi sostitutivi di favore, etc.)”. Nonostante questo, in tale elenco è stata introdotta - fra l'altro - una sezione riservata ai tributi fondati sulle risultanze catastali e alla "erosione" che il loro mancato aggiornamento determinerebbe. Ma un'operazione del genere non ha fondamento, anzitutto perché le elaborazioni effettuate sono puramente teoriche: il riferimento alle medie dei valori di mercato dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia del territorio (o dei canoni di locazione, con riferimento all’Irpef) non consente, infatti, di tenere conto delle specificità delle singole unità immobiliari (non a caso, la Finanziaria 2005 aveva incaricato i Comuni di segnalare all’Agenzia del territorio, caso per caso, le discordanze nel classamento degli immobili). Del resto è la stessa Agenzia del territorio a rilevare nel suo sito Internet che solo le stime effettuate da tecnici professionisti sono in grado di rappresentare e descrivere "in maniera esaustiva e con piena efficacia" l'immobile e di motivare il valore da attribuire allo stesso. Ma le attuali rendite rappresentano o no il reddito degli immobili? Le attuali rendite catastali non rappresentano – come invece dovrebbero per legge – il reddito degli immobili. Il “reddito medio ordinario ritraibile dagli immobili” che costituisce la tariffa d’estimo, infatti, non è attualmente (come sempre verificatosi prima del ’90) frutto di una rilevazione sul territorio, ma è invece calcolato mediante l’applicazione, ai valori immobiliari rilevati, di coefficienti, validi per l’intero territorio nazionale, a suo tempo stabiliti in modo aprioristico a livello centrale (1 per le abitazioni, 2 per gli uffici, 3 per i negozi). Tale sistema, ormai vigente da vent’anni, è stato solo “provvisoriamente” (essendo all’epoca in vigore una delega per la riforma fiscale e in vista dell’attuazione della stessa) dichiarato legittimo dalla Corte costituzionale, in quanto sistema che tassa di fatto i valori e non i redditi.
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