
“È come se accanto al Colosseo avessero deciso di costruire un grattacielo”. Il commento tranchant di un gruppo di lavoro specializzato nel marketing territoriale non lascia scampo alla scelta di inserire tra i placidi edifici del quartiere Flaminio a Roma l’astronave ipertecnologica che dallo scorso 30 maggio ospita il Maxxi, cioè il Museo di Arte e Architettura del XXI secolo. È assai discutibile, però, che l’evidente estraneità della nuova creatura rispetto all’immediato contesto urbano debba essere necessariamente un elemento di disturbo: il Maxxi, ricavato da una caserma in disarmo e non più alto dei palazzi che gli si fronteggiano, nasce in uno strano quartiere, non lontano dal centro e giusto ai piedi dei ricchi Parioli, una zona in cui nobiltà e degrado sembrano andare a braccetto, così come le splendide ex case popolari anni ’30 che si affacciano sul museo sembrano sfidare le più recenti e più modeste case popolari poco distanti ricavate dagli alloggi costruiti in fretta e furia per ospitare gli atleti delle olimpiadi romane del 1960.Il Maxxi, realizzato dall’archistar irachena Zaha Hadid, si trova a non più di cento metri dal monumentale auditorium di Renzo Piano da una parte e ad altrettanta distanza dal nuovo Ponte della Musica, che entro un pugno di mesi collegherà l’altra sponda del Tevere all’altezza del Foro Italico. Un fermento che rende la zona una delle più stuzzicanti della capitale e uno dei pochi posti in Italia dove veramente si sono stanziati soldi e si sono spese energie per cercare soluzioni architettoniche innovative. Fatalmente, tutta questa spinta innovatrice ha messo un po’ in ombra la contemporanea apertura dell’ampliamento del Macro, altro luogo dedicato all’arte contemporanea inglobato negli spazi dell’ex Mattatoio a Testaccio. Look diverso ma altrettanto innovativo, il Macro gioca su contrasti cromatici forti e sul ruolo decisivo dei punti luce, ma rispetto al Maxxi ha molte affinità, a cominciare dal fatto che a realizzarlo è stata un’altra archistar straniera, la parigina Odile Decq, che sintetizza in modo efficace l’improvvisa accelerazione della capitale sul fronte della cultura e dell’innovazione urbanistica: “Roma è una città che ha deciso all'improvviso di svegliarsi, ha dormito molto fino ad oggi e solo ora sta dando una svolta. E partecipare a questa svolta è molto bello perché Roma sta entrando nel vivo del ventunesimo secolo”. M. V.
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