
“Quando conosceremo le motivazioni della sentenza decideremo anche sul da farsi, se continuare una discussione, un confronto con lo Stato con la piena compartecipazione dei redditi delle seconde case o vedere cosa fare per ribadire la piena legittimità dell’articolo 8 del nostro Statuto”.
Queste le parole con cui il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, ha commentato la decisione, presa dalla Corte Costituzionale il 13 febbraio scorso, di “bocciare”, perché definite anticostituzionali, le cosiddette “tasse sul lusso”, introdotte nell’isola dalla legge regionale n. 4 del 2006. Precisamente si tratta dell’imposta regionale sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di case a uso turistico situate entro la fascia di tre chilometri dalla battigia marina e di proprietà, di soggetti fiscalmente domiciliati fuori dal territorio regionale, cui si aggiunge la maxi-Ici regionale sempre sulle seconde case vicine al mare (artt. 2 e 3 della legge 4/2006). Le persone interessate alla tassa sul lusso sono circa 300mila, tra cui moltissimi sardi emigrati. La Consulta ha invece dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sulle imposte di soggiorno, che i Comuni hanno la facoltà di imporre ai turisti (art. 2 delle legge n. 2 del 2007, cioè la Finanziaria regionale per il 2007) e sullo scalo turistico di barche e aerei (art. 4 delle legge 4/2006).
In questi due casi spetterà alla Corte di giustizia dell’Unione europea valutare la compatibilità delle imposte con le norme comunitarie. L’intervento dei giudici costituzionali era stato sollecitato da due ricorsi presentati dal governo: il primo del 2006, subito dopo l’approvazione delle legge 4/2006, il secondo, presentato nel 2007, nonostante gli ammorbidimenti introdotti dalla giunta sarda con la Finanziaria regionale per il 2007. La sentenza della Consulta è stata accolta positivamente dalla Fiaip, che per prima, aveva denunciato nei mesi scorsi l’illegittimità costituzionale della tassa sulle seconde case vicine mare in Sardegna. “Questa volta saranno in molti a tirare un respiro di sollievo” ha commentato Paolo Righi vicepresidente della Federazione. Con la legge del 2006, ha aggiunto “si è rischiato di colpire ancora di più un sistema economico sardo che fa del turismo e dell’accoglienza una delle sue leve principali. Soru voleva sferrare un colpo di grazia al mercato immobiliare e ai suoi operatori, lasciando i consumatori e chi vive con il turismo nell’isola senza garanzie in nome di una fiscalità senza senso”. “Del resto, ha sottolineato ancora Righi, i dati parlano chiaro: dall’introduzione della tassa le compravendite immobiliari nell’isola sono diminuite di circa il 40%. Una diminuzione che non è solo congiunturale”.
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