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Dossier

Senza casa non c’è certezza


17.11.2009

Senza casa non c’è certezza -

Se si prova a fare una ricerca sulla domanda di edilizia residenziale pubblica, sulle richieste di accesso ad abitazioni a canoni concordati o ai bonus sulle locazioni, appare subito evidente l’assoluta mancanza nel nostro Paese di un’offerta abitativa adeguata per le fasce meno abbienti della popolazione.
In quasi tutti i Comuni dove esistono alloggi di edilizia residenziale pubblica, per ogni bando di assegnazione o erogazione di bonus arriva una mole di domande nettamente superiore al numero di case e di risorse disponibili. Si tratta di numeri che evidenziano un’emergenza, che non è un’esclusiva dell’Italia. Secondo l’ultimo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, a livello europeo gli interventi dei governi per favorire l’acquisto delle case da parte delle famiglie hanno determinato una riduzione delle locazioni anche in Stati con consistenti patrimoni immobiliari in affitto. Tra il 1980 e il 2004, fa sapere il Censis, mentre in Italia la quota di abitazioni in affitto è scesa dal 36% al 20%, nel Regno Unito è passata dal 42% al 31%, nei Paesi Bassi dal 58% al 43%, in Belgio dal 38% al 31%,in Spagna dal 21% all’11%. I dati dell’istituto di ricerca si fermano al 2004, ma sono sufficienti a evidenziare la correlazione tra emergenza abitativa e la mancanza di un adeguato mercato degli affitti a canoni sostenibili in Italia come in altri Stati della Ue. In tempi di globalizzazione la questione è diventata oggetto di un vasto movimento sociale guidato da organizzazioni non governative (ong). Nel 2003 associazioni di diverse regioni del Mondo si sono date appuntamento a Madrid per discutere come fare fronte comune “agli effetti perversi” di esclusione, povertà, deterioramento ambientale, sicurezza, abitazione e di governabilità urbana prodotti “dalla globalizzazione neoliberale”. Il risultato del vertice è stata la costituzione dell’International Alliance of Inhabitans (l’Alleanza Internazionale degli Abitanti) che, richiamandosi alla Patto internazionale sui diritti economici, politici e culturali (ratificato in Italia dalla legge 881 del 1977), si è fatta promotrice a partire dal 2004 della campagna internazionale “Sfratti Zero”, per ribadire il diritto alla casa per tutti e condannare le azioni di sgombro, non accompagnate da una soluzione abitativa alternativa, dignitosa e concordata, come violazione dei diritti umani. La campagna “Sfratti zero” ha visto il coinvolgimento del Comitato delle Nazioni unite sui Diritti che nel 2004 ha rivolto un monito al governo italiano, mentre grazie a una missione promossa dalla (United Nations-Advisory Group on Forced Evictions), nel febbraio 2005 la municipalità di Roma ha sottoscritto con la UN-AGFE un protocollo per dichiarare la Capitale “città libera dagli sfratti”. Nella dichiarazione si evidenza la drammatica realtà abitativa romana e si sottolinea che le cause di questa situazione “sono da addebitare all’effetto combinato della crescita esponenziale dei valori immobiliari e conseguentemente degli affitti, della progressiva scomparsa delle case degli enti previdenziali destinati all’affitto per effetto delle cartolarizzazioni e delle dismissioni di grandi proprietà immobiliari (assicurative, ecc.), dell’assenza di qualsiasi forma di sostegno economico del sistema istituzionale nazionale e comunitario che accompagni i flussi immigratori, del progressivo abbandono di una politica abitativa nazionale”. Secondo quanto sostenuto dalle ong, la campagna “Sfratti zero” in Italia ha contribuito alla moratoria parziale delle esecuzioni immobiliari decisa un anno fa con l’entrata in vigore della legge n. 9/2007. Ma a un anno esatto di distanza un nuovo monito dell’UN-AGFE è stato trasmesso al nostro Paese. Il 31 gennaio 2008 Yves Cabannes, convenor dell’UNAGEF, ha scritto al governo per esprimere preoccupazione per le “segnalazioni ricevute da parte di autorità locali e organizzazioni della società civile riguardo la crescente insicurezza abitativa” che si profila come violazione da parte dello Stato italiano del diritto sancito dall’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici e sociali. La lettera prosegue citando i dati del ministero dell’Interno del 2006 sulla situazione sfratti, ma con la precisazione che si tratta di “dati molto parziali” perché non terrebbero conto della situazione di grandi città come Roma, Napoli e Venezia. Più vicino alla realtà italiana, secondo Cabannes, rimane il rapporto presentato nel novembre 2004 alla 33° sessione del Comitato PIDESC delle Nazioni Unite, che stima in almeno 200mila le famiglia soggette in Italia a vario livello a procedure di sfratto. La missiva si conclude con la richiesta (poi messa in atto dall’esecutivo, attraverso l’emendamento al milleproroghe) di sospensione delle esecuzioni di rilascio degli immobili. Caso Italia a parte, la campagna “Sfratti Zero” ha operato anche in Francia dove nel 2005 a fronte di 500mila persone minacciate di sgombero a causa di morosità, il governo, dopo un periodo di duri scontri, ha deciso di introdurre una norma per la trasformazione di una parte degli sfratti in nuovi contratti, varando inoltre un piano per realizzare in cinque anni 500mila case popolari. La mobilitazione della campagna e dell’IAI non si ferma qui e ha dichiarato guerra anche al cosiddetto “mobbing immobiliare”: ovvero tutte le forme di pressione esercitate dai proprietari o dalle agenzie sugli inquilini per indurli a lasciare la casa in affitto. Una problematica particolarmente sentita in Spagna dove il mercato immobiliare negli ultimi 10 anni è cresciuto del 150%: solo Barcellona dal gennaio 2005 al maggio 2006 ha visto la presentazione di 201 reclami di “vittime” di pressioni, anche illegali, per ottenere il rilascio dell’immobile. E situazioni analoghe sono state denunciate al Forum Sociale Europeo di Atene del maggio 2006, dove la Federazione Londinese degli Inquilini ha mostrato “il lato oscuro” delle Olimpiadi di Londra del 2012, ovvero: incremento delle privatizzazioni del settore abitativo e demolizioni delle case popolari per costruire edifici sportivo-commerciali e residenze di lusso. Mentre l’associazione belga Solidarités Nouvelles ha denunciato “l’aumento dei prezzi immobiliari e degli sfratti a Bruxelles per lasciare spazio alla ricca burocrazia europea”. La lotta delle organizzazioni sociali per il diritto alla casa è proseguita nel 2007 con gli Stati generali europei per l’abitare, che si sono svolti a Bruxelles nel novembre scorso e hanno visto la partecipazione di 130 rappresentati, provenienti da 13 Paesi della Ue, di ong, associazioni di abitanti e inquilini, sindacati, cooperative, ma anche autorità locali e parlamentari europei progressisti, provenienti da 13 Paesi della Ue. In quell’occasione è stata presentata al Parlamento europeo la dichiarazione per il diritto alla casa e alla città in tutta Europa e in cui si chiede un diritto “alla casa riconosciuto nei testi di legge, esigibile nei fatti e sostenuto attraverso un reale intervento pubblico”. Il dibattito sul nodo casa e sugli sfratti sarà ripreso dal movimento in occasione del Forum Sociale Europeo a Malmö, in Svezia, in programma nel settembre 2008.



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