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Panorama Normativo

SFRATTI, È ANCORA PROROGA


Il governo ne prolunga la sospensione, mentre c’è chi rilancia sulla cedolare secca per gli affitti, ma il clima di recessione non lascia margini di manovra

05.11.2009

SFRATTI, È ANCORA PROROGA - Il governo ne prolunga la sospensione, mentre c’è chi rilancia sulla cedolare secca per gli affitti, ma il clima di recessione non lascia margini di manovra

Intramontabile come i tailleur di Chanel o le cravatte di Marinella, anche il Berlusconi-quater ha varato il suo provvedimento d’urgenza per prorogare la sospensione degli sfratti esecutivi. Si tratta del ventiduesimo di questo tipo dagli anni ‘70.
Il penultimo era stato adottato da Romano Prodi ormai sfiduciato nel febbraio scorso e aveva allungato la sospensione al 15 ottobre 2008. A ridosso di questa scadenza il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, ha promosso e approvato un nuovo decreto (dl 158/2008) che ha prolungato la sospensione sino al 30 giugno 2009. Rispetto alle precedente intervento, quello entrato in vigore il 21 ottobre scorso ha in parte ristretto il numero di beneficiari, limitando la proroga solo ai capoluoghi delle 14 aree metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo, Messina, Catania, Cagliari, Trieste) e ai comuni ad alta tensione abitativa degli interland con popolazione superiore a 10mila abitanti. Il rinvio sarà riconosciuto alle famiglie sotto sfratto con reddito annuo lordo complessivo non superiore a 27mila euro, alle famiglie che hanno a carico quello previsto dall’articolo 11 della manovra d’estate (il dl 112/2008, convertito dalla legge 133/2008), che ha rimescolato le carte e bloccato stanziamenti già assegnati.
Risultato: Regioni ed Enti locali che rivendicano i finanziamenti ed esponenti di centro, di destra e di sinistra che chiedono al governo di varare il decreto (un Dpcm) necessario a dare attuazione al nuovo Piano. Sul Dpcm l’esecutivo è però in ritardo: l’articolo 11 della manovra ne prevedeva infatti l’adozione entro 60 giorni dall’entrate in vigore del dl 112/2008, che è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 25 giugno scorso. Con il provvedimento il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), su proposta del ministro delle Infrastrutture e d’intesa con la Conferenza unificata, avrebbe dovuto approvare il nuovo piano nazionale di edilizia residenziale pubblica, con l’obiettivo di “superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa”, a fine ottobre però di questo testo esistono solo ipotesi. Il 28 ottobre rispondendo in commissione Ambiente di Montecitorio ad alcune interrogazione presentate sia da deputati del Pdl che del Pd, il sottosegretario alle Infrastrutture Mario Mantovani ha rassicurato maggioranza e opposizione: il Dpcm è praticamente pronto e la sua approvazione è imminente. Mantovani ha anche anticipato alcuni contenuti del testo che si annunciano “ecosostenibili”. Nel provvedimento, ha spiegato, sono previsti incentivi per la realizzazione di programmi di edilizia residenziale caratterizzati da elevati livelli di sostenibilità ambientale ed energetica. Inoltre è stata prevista la possibilità di assegnare risorse aggiuntive, da offrire a canone sostenibile fino ad un massimo di 10mila euro, per ogni alloggio, realizzato o ristrutturato, che raggiunga un rendimento energetico in grado di limitare il fabbisogno di energia primaria annuo per metro quadro di superficie utile. Il sottosegretario ha poi precisato, rispondendo in particolare ad alcuni rilievi fatti da esponenti del centrosinistra, che il Dpcm prevede un ampio coinvolgimento delle amministrazioni regionali e locali nella fase realizzativa e gestionale del nuovo Piano Casa. Appare perciò probabile che già nelle prossime settimane, mentre l’Agente immobiliare sarà in stampa, l’atteso provvedimento venga alla luce.
Le prossime settimane saranno però decisive anche su un altro fronte: la discussione del disegno di legge Finanziaria 2009. Quest’anno il provvedimento approvato dal governo a fine settembre è un testo snello che rivoluziona l’idea ormai diventata prassi della legge omnibus. Il testo è formato da pochi articoli, che in sostanza reperiscono risorse per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego e per il resto confermano in toto interventi e stanziamenti fissati nel dl 112/2008. Dunque, nei piani del ministero dell’Economia Giulio Tremonti, sono esclusi “assalti alla diligenza” e anche il numero degli emendamenti presentati sinora, nel corso del primo esame da parte della commissione Bilancio della Camera, ha subito una netta diminuzione rispetto al passato: poco meno di 900 modifiche contro le più di 5mila della media degli ultimi anni. Senza con-tare che dei circa 900 emendamenti depositati la metà non hanno superato il vaglio di ammissibilità. Tra quelli sopravvissuti però ce ne anche uno che rilancia la proposta della cedolare secca sugli affitti. La modifica ha un certo rilievo politico, dal momento che non è stata firmata da un singolo deputato ma da tutta la commissione Ambiente, che anche nel parere espresso sul provvedimento e trasmesso alla Bilancio ribadiva l’opportunità di adottare per i redditi da locazione una tassazione unica con una aliquota fissa del 20%. La modifica proposta al ddl Finanziaria prevede l’introduzione in via sperimentale di una cedolare secca al 20% su tutti i redditi da locazione privati derivanti da contratti che prevedono l’applicazione di canoni agevolati. Dun-que si tratterebbe di un intervento limitato, non applicato a tutti i contratti di affitto, e con un impatto in termini di minori entrate stimato in 175 milioni di euro dal 2009. Le possibilità però che questa prima apertura sulla cedolare secca, pre-vista sia dal programma elettorale del Pdl sia da quello del Pd, possa passare sono poche. Il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas ha spiegato bene le difficoltà ad apportare qualsiasi nuovo intervento di spesa nei bilanci pubblici oltre a quelli già decisi con il dl 112/2008. Infatti anche a fronte di misure condivisibili, come la cedolare o, ad esempio, quelle per il sostegno del reddito delle famiglie, alla luce delle attuali condizioni economiche generali del Paese si tratta di interventi che “risultano dal punto di vista sostanziale non praticabili”.



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stampato in data 23-5-2012 alle ore 5:18