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Mattone & Finanza

Siiq al palo


La crisi economica frena la nascita delle Società immobiliari quotate. Il caso Immit

05.11.2009

Siiq al palo - La crisi economica frena la nascita delle Società immobiliari quotate. Il caso Immit

Pessimo inizio per la società d’investimento immobiliare quotata (Siiq) Immit. Nel mese di agosto, dopo un lungo periodo di stand-by in vista della quotazione in Borsa, quella che doveva essere una delle prime Real estate investment trust (REIT) made in Itly è stata ceduta da Intesa Sanpaolo al gruppo Fimit. Intesa, infatti, ha firmato nei primi giorni di agosto una trattativa in esclusiva per la cessione del portafoglio immobiliare posseduto da Immit in favore della società Fimit, in precedenza di proprietà Unicredit e ora guidata da Massimo Caputi.

I 285 immobili oggetto della trattativa hanno un valore stimato di circa un miliardo di euro e questo patrimonio consistente era divenuto una spina nel fianco per il colosso bancario di Corrado Passera che ha dovuto abbandonare già nel mese di maggio il progetto di quotare Immit in borsa, sospendendo l’Offerta pubblica iniziale (Ipo) necessaria per una società che deve essere quotata per la prima volta a piazza Affari: la forchetta che valutava la società era troppo ampia e compresa tra gli 844 e i 1048 milioni di euro.
Comunque, a seguito della cessione il gruppo Intesa non perderà completamente il controllo sugli uffici e sulle filiali che passeranno a Fimit, perché in operazioni di questo tipo è riconosciuto il diritto di prelazione sugli immobili in caso di loro futura vendita.
Il caso Immit evidenzia come negli ultimi mesi il settore degli immobili strumentali sia in fermento, determinando comportamenti di cautela da parte degli istituti bancari che cercano o di rafforzare il proprio patrimonio, come il Banco Popolare, o di cedere la metà di questi immobili posseduti, come il Monte dei Paschi.
Quindi la situazione del mercato immobiliare non sta assolutamente favorendo la creazione in Italia delle Siiq, salutate due anni fa dagli esperti del settore come un’innovazione che avrebbe permesso al settore immobiliare italiano di essere al passo coi tempi e vicino a realtà più strutturate, funzionali e flessibili quali sono i mercati anglosassoni.
Neppure l’atteso varo del regolamento attuativo di questo tipo di società, avvenuto nell’ottobre 2007, sembra essere riuscito a dare impulso alle REIT tricolore, la cui istituzione, ricordiamo, è stata introdotta dalla Finanziaria 2007 (L. 296/2996).
In base alla legge sono diverse le peculiarità delle Siiq che avrebbero dovuto invogliare gli investitori a puntare su questo nuovo strumento, tra cui una fiscalità particolarmente vantaggiosa in fatto di Irpef e Irap. Per ottenere la qualifica di Siiq una società deve essere quotate in Borsa, deve investire l’80% dell’attivo in immobili da destinare a locazione e il conto economico in attivo deve essere formato per almeno l’80% dai ricavi ottenuti da affitti. Deve infine essere prevista la distribuzione annua di almeno l’85% degli utili realizzati. A quanto pare però, la congiuntura economica negativa partita proprio dal settore immobiliare, non sta favorendo lo sviluppo delle Siiq.

Dalle REIT alle Siiq

Le Siiq sono lʼequivalente italiano di REIT, Real estate investment trust, le società quotate basate sulla neutralità fiscale del fondo a fronte dellʼobbligo allʼinvestimento immobiliare e alla distribuzione dellʼ80-90% dellʼutile dʼesercizio. Nate negli anni ʻ60 negli Stati Uniti, il concetto di REIT si è poi diffuso in molti Paesi. In Australia sono arrivate negli anni ʻ70 e oggi sono quotate alla Borsa australiana oltre 60 Listed Property Trust. In Canada le REIT hanno debuttato nel ʻ93: sono fondi immobiliari non tassati a condizione che distribuiscono il proprio reddito netto agli azionisti.
In Germania e nel Regno Unito le Siiq sono sbarcate di recente.
Il governo tedesco, non senza difficoltà, ha approvato la legge per la creazione delle German REIT (GREIT) il primo giugno 2007. Si tratta di società costituite in forma di imprese denominate REIT-AG o REIT-Aktiengesellschaft, con almeno il 75% dei propri beni e non meno del 75% del reddito lordo riconducibili a immobili. Inoltre almeno il 90% del reddito tassabile deve essere redistribuito agli azionisti. In Gran Bretagna le REIT, introdotte con una legge del 2006, in vigore dal gennaio 2007, devono ridistribuire il 90% del proprio reddito, essere costituite in trust di breve termine, avere sede nel Regno Unito ed essere quotate in uno dei listini della Borsa londinese soggetto al controllo del Financial Services Authority. Questo modello di società immobiliare è approdato negli ultimi anni anche in India e a Hong Kong.


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stampato in data 23-5-2012 alle ore 5:19