
La crisi del mercato immobiliare sardo del 2009 sta tutta nel meno 20% registrato dagli investimenti per la prima casa e nella conseguente perdita di 9mila posti di lavoro nell’edilizia. Dati piuttosto chiari che, lo scorso 22 marzo, nella sala consiliare della Camera di commercio di Cagliari, sono stati analizzati alla luce delle ricadute che, su un settore già in crisi, potrebbe avere la recente soppressione del ruolo degli agenti immobiliari. Organizzata dalla Fiaip e dalla Fimaa, in collaborazione con la Camera di commercio del capoluogo isolano, la tavola rotonda “Mercato immobiliare e sviluppo locale: quali strategie e quali politiche a tutela dei consumatori a seguito della soppressione del ruolo” è stata l’occasione per fare il punto su quelle che potrebbero essere le conseguenze dell’entrata in vigore delle norme previste dall’articolo 72 del decreto legislativo, licenziato il 19 marzo scorso dal Consiglio dei ministri, che ha recepito la direttiva servizi dell’Unione europea, la cosiddetta Bolkestein. Come sottolineato dai presidenti delle due Federazioni, Paolo Righi (Fiaip) e Valerio Angeletti (Fimaa), il rischio concreto è che, con le nuove regole, che, in sostanza, rendono sufficiente la semplice dichiarazione di inizio attività (Dia) per lo svolgimento della professione, venga meno la competenza degli agenti immobiliari e dei mediatori d’affari e, di conseguenza, la sicurezza per gli investimenti, già centellinati, dei consumatori. La possibile introduzione di nuovi operatori, inoltre, costituirebbe un problema anche dal punto di vista dell’esponenziale aumento dell’offerta di servizi in un mercato già saturo. L’incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, il segretario della Cciaa cittadina, Vincenzo Desogus, il senatore del Pdl Piergiogio Massidda (tra i possibili candidati per il centrodestra alla presidenza della provincia del capoluogo sardo alle elezioni che ci saranno a fine maggio), e il vicepresidente del consiglio regionale, Michele Cossa, è stato inoltre un’utile occasione per sottolineare quanto sia importante che, per perorare le cause comuni, le differenti categorie facciano “gruppo” piuttosto che chiudersi in controproducenti provincialismi.
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