
In Spagna “è il momento di comprare”. Ma pochi paiono crederci o avere i mezzi per poter accedere alle fantasmagoriche offerte che appaiono negli annunci delle agenzie immobiliari. La bolla immobiliare, esplosa tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, ha radici lontane. Nasce nel 1998, quando l’allora presidente Josè Luis Aznar del Partito popolare (che ha vinto le elezioni anticipate dello scorso 20 novembre) varò la nuova “Legge del Suolo”. Le nuove regole permettevano di ampliare il terreno urbanizzabile e si costruirono così alloggi su alloggi. Basti pensare che tra il 2003 e il 2007 in Spagna si costruì quanto Italia, Germania e Francia messe insieme. Agli spagnoli poi piace essere proprietari (almeno l’80% lo è) e così, con facilitazioni fiscali e mutui concessi rapidamente a fronte anche di garanzie deboli - prestiti concesso al 100%, come garanzia lo stesso bene, fino a 50 anni e sulla base anche di stipendi bassi - e una così alta richiesta di abitazioni i prezzi lievitarono. L’eredità lasciata dalla Legge del Suolo è un poderoso stock di nuove abitazioni invendute, concentrate soprattutto lungo i litorali. A seconda delle statistiche, si parla di quasi 1.000.000 di alloggi che non trovano compratore. Molte famiglie hanno perso non soltanto il lavoro - in Spagna la disoccupazione si aggira intorno al 22%, sono senza lavoro quasi 5.000.000 di persone - ma anche la casa ipotecata, che non possono più pagare. I prezzi gonfiati (di almeno il 40%) hanno iniziato a scendere (di circa il 20%), e gli immobili sono ancora troppo cari e sopravvalutati: alcuni esperti stimano che dovrebbero scendere ancora del 10-15%, forse di più. Le banche si sono tutte trasformate in agenzie immobiliari, creando società che vendono le abitazioni ritirate dai costruttori falliti o pignorati alle famiglie. L’invenduto è invece ancora nei portafogli degli istituti bancari (non possono permettersi di rilasciare sul mercato un eccessivo quantitativo di beni, a costo di affondare ancora di più il mercato). Le statistiche più recenti (giugno 2011) parlano chiaro: le ultime misure del governo (sgravi fiscali per l’acquisto della prima casa fino alla fine del 2010), volte a incentivare la compravendita, hanno sì dato un po’ di respiro al mercato per tutto il 2010, ma si è trattato di una stella cadente. Nel primo trimestre del 2011 (gennaio-marzo) le vendite sono crollate di un 30%, è il dato peggiore registrato dal 2007, mentre i prezzi sono in caduta libera. E pare che non sia ancora finita: secondo le statistiche del ministero dello Sviluppo spagnolo, infatti, nello stesso trimestre i prezzi sono scesi di un 3,5%, annualmente il dato è al momento al 4,1%. Nel mese di settembre si è registrato un calo del 7.4% rispetto allo stesso periodo del 2010. Se si analizzano solo i dati relativi alle grandi città il calo dei prezzi raggiunge il -9%. In flessione anche le aree costiere della Spagna solitamente immuni da crisi. L'unico dato positivo è quello degli investitori esteri che sono in aumento. Ma, secondo la Banca di Spagna, la discesa agli inferi non è ancora finita. Uno studio dell’istituto bancario prevede un’ulteriore flessione che continuerebbe per tutto il 2012 e l’inizio del 2013. In totale, il calo in termini reali dovrebbe toccare un -25% in tutto (dal 2007 al 2012).
MISURE ANTI-CRISI. SI PENSA AL “BANCO MALO”
In questi giorni torna alla ribalta a Madrid l’idea del “banco Malo” , una società statale che acquisisca i beni immobiliari in mano alle banche per poi rivenderli in un secondo momento. In attesa che il 22 dicembre il PP di Mariano Rajoy prenderà ufficialmente le redini del Paese sono molte le proposte che vengono rilanciate da economisti e banchieri spagnoli. Tra questi spicca il governatore della Banca di Spagna Ordoñez, che ha ammesso la fattibilità di un “banco malo” per comperare gli immobili bloccati e riallocare il patrimonio in mano agli istituti di credito, che in passato hanno rilasciato con troppa facilità mutui bancari. Si è già stimato che il valore totale degli attivi, tra terreni ed edifici, «bloccati» nei bilanci del sistema finanziario del Paese ammonta a 70 miliardi di euro.
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