
Oramai sono dati che non fanno più notizia, ma che ancora una volta il Sunia, uno dei maggiori sindacati di inquilini, ha rilanciato con puntualità nel settembre scorso, all'inizio del nuovo anno accademico.
Gli affitti per gli studenti universitari che decidono di studiare in città diverse da quella di residenza sono sempre più cari e sempre meno regolari. Secondo l'ultimo rilevamento, i canoni più alti si pagano a Roma e Milano, dove si va da un minimo di 3-400 euro per un posto letto a un massimo di 6-700 euro per una stanza. Di poco inferiori i valori a Firenze e Bologna dove per una camera si paga tra i 500 e i 650 euro. Nelle città medie come Perugia, Siena, Padova e Parma la domanda degli studenti ha finito col deformare in modo rilevante il mercato, con un conseguente aumento generalizzato anche per i residenti, per i quali alcune zone sono diventate off-limits e trasformate in veri quartieri dormitorio per gli universitari. In queste città il costo di una camera singola va da 200 a 500 euro. E il canone sale (in particolare a Perugia e Siena) del 25-30% se a prendere in locazione la camera sono studenti extracomunitari. A fronte del caro affitto, sottolinea ancora il Sunia, in gran parte dei casi le offerte proposte contengono violazioni, clausole capestro e vessatorie. Si va da affitti pagati in nero, senza alcun tipo di contratto, a contratti di tipo libero ma non registrati a quelli transitori irregolari o intestati al genitore o a un solo titolare, con tanti sub-affitti collegati, ad affitti di posti letto con violazione delle norme sugli affittacamere e per finire modalità irregolari di accollo agli inquilini delle spese condominiali.
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