
Definito da qualcuno “annus horribilis”, il 2009 della crisi non ha risparmiato il turismo del Belpaese. Lo scorso anno il calo di presenze sul territorio nazionale, tra italiani e stranieri, è stato pari al 3,8%, che equivale a circa 10 milioni di pernottamenti in meno, senza contare i mancati introiti del 3,5% rispetto al 2008. Una perdita economica per il settore di almeno un miliardo di euro. La crisi ha colpito tutti i comparti, dal tour operating all’alberghiero, al trasporto aereo con le sole eccezioni delle crociere, in costante crescita, e del turismo religioso. Tuttavia, la voglia di viaggio ha avuto la meglio, a dimostrazione del fatto che gli italiani cambiano abitudini, ma non rinunciano alle vacanze. La durata dei soggiorni si è ridotta (in media di 3-4 giorni nelle città d’arte), si va a caccia di offerte e low cost, ma si viaggia come e più di prima (soggiorni all’estero in aumento del 3%), con un occhio al portafoglio. Sono questi i dati di Turismonitor 2010, il dossier del Touring club presentato alla trentesima edizione della Borsa italiana del turismo nel febbraio scorso, che traccia i numeri del comparto tra viaggi, ospitalità e trasporti. Molte le novità registrate nelle scelte dei vacanzieri: una su tutte, il successo degli “aparthotel”, che soppiantano l’ospitalità alberghiera tradizionale, un settore tra i più colpiti dalla crisi del 2009, e che attraverso internet raccolgono fette sempre maggiori di mercato. “La formula preferita dai vacanzieri è quella degli aparthotel, – ha spiegato Massimiliano Vavassori, direttore del Centro studi Touring club – si tratta di appartamenti in affitto gestiti da società immobiliari che garantiscono i servizi di un hotel. L’offerta attraverso internet è ormai molto ricca e con gli stessi prezzi di un albergo a tre stelle si hanno camere assai più confortevoli e in posizioni più centrali”. Un altro colpo inferto alla ricettività delle strutture alberghiere tradizionali, poi, viene dal mercato delle “seconde case”: si tratta di un sistema parallelo di offerta, che non compare nelle statistiche ufficiali, ma che Impresa Turismo 2010 (Unioncamere/ Isnart) è riuscito a rilevare. Si tratta di un fenomeno in crescita, soprattutto in tempi di crisi: per il 2009 sono stati registrati 160 milioni di pernottamenti di turisti internazionali e 342 milioni per gli italiani (questo secondo dato in crescita del 20% rispetto al 2008). Secondo i dati Isnart, infatti, il turista che sceglie di soggiornare nelle seconde case ha un notevole risparmio sulle spese medie individuali giornaliere (57 euro contro i 69 nelle strutture tradizionali) e nella spesa per l’alloggio (33 euro contro i 56 del turista tradizionale) rispetto ai canali ricettivi tradizionali. Tra le altre tendenze emerse alla Bit 2010, poi, il boom delle vacanze verdi: negli ultimi 10 anni gli agriturismi italiani hanno visto un incremento del 223,8% dei posti letto. Dato che conferma l’attrattività del nostro Paese per chi vuole trascorrere le proprie ferie a contatto con la natura. Anche la stampa estera, nello scorso anno, aveva sostenuto che la tendenza muoveva verso i soggiorni nelle fattorie italiane, per vacanze ecocompatibili e formative. “Quello degli agriturismi – riportava Le petit journal, il giornale dei francesi e dei francofoni all’estero, nel giugno scorso – è diventato un vero e proprio business, con tanto di sistema di valutazione con stelle, come per gli hotel classici. È un fenomeno in continua ascesa. Per i vacanzieri che cercano soggiorni immersi nella campagna o nella natura, l’agriturismo è la soluzione ideale e aiuta anche quei contadini e coltivatori che non vogliono sacrificare l’ambiente in nome del turismo”. Guardando poi al 2010, si intravede un cambio di direzione e un inizio di recupero, con dati che, seppure in maniera limitata, fanno ben sperare gli operatori del settore: si parla di circa un miliardo di turisti che girerà il mondo, con la ripresa della domanda verso i Paesi europei e verso l’Italia. La proposta turistica del Belpaese va quindi potenziata, e senza dubbio migliorata, attraverso incentivi, innovazione e un maggiore utilizzo della rete: ne sono convinti gli operatori del comparto, ma anche i vertici delle istituzioni coinvolte nella gestione di un settore così strategico. Per questa ragione, il ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla, titolare del dicastero istituito poco meno di un anno fa, ha annunciato alla Bit lo stanziamento da parte del governo di 118 milioni di euro, a disposizione del settore per finanziare progetti di eccellenza presentati dalle Regioni su iniziativa di soggetti pubblici e privati. Inoltre, il ministero era presente alla Fiera con uno stand di 500 metri quadri dedicato interamente al “sistema Italia”, con spazi riservati a incontri e alla presentazione delle attività istituzionali. Il ministro ha commentato positivamente i dati sul rilancio del settore nel 2010, evidenziando che “per valutare correttamente l’offerta turistica italiana non bisogna guardare solo al prezzo, ma piuttosto al rapporto qualità/prezzo. L’Italia è una destinazione di eccellenza e i nostri servizi sono in costante miglioramento. Noi puntiamo sulla qualità ed esclusività della nostra offerta”. Tuttavia, l’operato del ministro ha subito alcune critiche da parte di attori istituzionali di spicco: una su tutte, quella mossa dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia durante il convegno di Federturismo. Il numero uno di Confindustria, pur manifestando fiducia in un settore strategico quale il turismo, ha criticato la mancanza di chiarezza nell’attribuzione della materia: “Serve una semplificazione drastica delle competenze: non si capisce chi decide che cosa e gli operatori non sanno a chi rivolgersi. Eppure non è una chimera immaginare il turismo italiano al 20% del Pil”. Dello stesso avviso il presidente dell’Enit (Agenzia italiana del turismo) Matteo Marzotto che ha dichiarato: “Il turismo rimane il comparto economico più importante del Paese: il 10% del Pil e 2,5 milioni di occupati tra diretti e indiretti sono dei numeri impressionanti. Il settore ha dei comparti di eccellenza e comparti che si sono un po' fermati, ma nel complesso l'Italia, avendo diminuito le presenze solo del 3% in un periodo di crisi, ha dimostrato che rimaniamo tra i primi 4-5 player al mondo.
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