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Primo Piano

Turismo, un patto per le città


Una strategia Stato-Regioni-Comuni per non lasciare alverde le capitali dell'arte

16.11.2009

Turismo, un patto per le città - Una strategia Stato-Regioni-Comuni per non lasciare alverde le capitali dell'arte

Per le città italiane “turismo e cultura rappresentano due temi chiave dello sviluppo”. Lo ha sottolineato Pierciro Galeone, amministratore delegato di Cittalia, struttura dell’Anci dedicata agli studi e alle ricerche economiche, in occasione del convegno,dell’11 giugno scorso, “Turismo e cultura. La politica regionale di sviluppo 2007-2013 nella dimensione urbana: analisi delle opportunità”.
Ed è proprio in questo momento storico in cui l'economia europea perde terreno a favore dell'Asia, ha sottolineato Galeone, che “il turismo può svolgere un ruolo di traino complessivo, a patto che si leghi in modo strutturale alla qualità. Una qualità diffusa ha aggiunto che deve tradursi non solo nella tutela del patrimonio storico, artistico e culturale, ma va interpretata sempre di più come stile di vita e qualità della vita”.
Per realizzare un intervento strategico nel settore e attrarre sempre più visitatori nelle città d'arte, i comuni puntano sullo sfruttamento delle risorse, circa 5,4 miliardi di euro, messi a disposizione dal Quadro strategico nazionale 2007-2013 proprio per gli investimenti in turismo e cultura. Gran parte di questi finanziamenti (4,8 mld) andranno alle sole Regioni del Mezzogiorno e alle Isole. Dunque ben poco rimarrà per le capitali della cultura, anche se per l’assessore al turismo di Firenze Silvano Gori, il modo più proficuo per sfruttare questi finanziamenti è quello di puntare sull’accoglienza. Una città, ha spiegato Gori,diventa accogliente per il visitatore non solo se valorizza bene il proprio patrimonio, ma soprattutto se sa trattare bene i suoi ospiti, cosa che non può accadere se i residenti “percepiscono il turismo come un peso". Gli investimenti, ha quindi concluso Gori, “devono rendere le città migliori non solo per i visitatori,ma anche per i residenti”. Dunque quello che serve è un piano strategico che attinga al pozzo senza fine delle risorse storiche e paesaggistiche del Paese per creare veri e propri prodotti culturali da vendere. Solo così, secondo Josep Ejarque direttore dell'Agenzia regionale del Turismo del Friuli Venezia Giulia, il turismo può diventare il “il petrolio dell'Italia”. Un obiettivo questo che, è stato osservato in occasione del convegno, non è stato ottenuto con la programmazione quadro 2000-2006. Secondo Antonella Galdi, responsabile del turismo dell'Anci, servono interventi mirati ma anche una visione strategica d’insieme, in definitiva un “modello di governance efficace”. Ed è da questa osservazione che i comuni hanno proposto alle Regioni e al governo un patto sul turismo con l’obiettivo di ottimizzare l’uso delle risorse europee e mettere a punto una strategia unica per valorizzare le attività turistiche e culturali. Una proposta che è stata porta dai comuni alla convention nazionale sul turismo di Riva del Garda, del 20 giugno scorso, e che il 3 luglio la Conferenza delle Regioni ha messo nero su bianco approvando un documento in cui si afferma "la necessità di promuovere, attraverso un'intesa tra Stato, Regioni ed Imprese, un Piano strategico del turismo italiano entro il 2008". L’intervento dovrà individuare gli obiettivi e le azioni da compiere per far incontrare la domanda e fissare un budget da investire attraverso l'Enit. Fatto questo ogni Regioni dovrà stabilire su quali percorsi puntare, aggiungendo risorse proprie. Poi si inseriranno i privati,che decideranno dove e come svolgere azioni di promo commercializzazione per gruppi, sistemi, club di prodotto e aggregazioni analoghe. In ogni caso, sottolinea ancora il documento,è prioritario “porre la massima attenzione sulla qualità, a partire da quella urbana e ambientale". Al centro va messa “la qualità ricettiva che, usando la leva fiscale e gli strumenti urbanistici,deve essere migliorata attraverso l'adeguamento delle imprese e la loro dotazione di servizi”. Sarà quindi necessario armonizzare l’Iva e adottare norme per favorire “la capitalizzazione delle imprese, sostenere il passaggio dall'affitto alla proprietà, scoraggiare il passaggio al patrimonio immobiliare delle risorse strutturali del turismo". Solo così, secondo gli enti locali, sarà possibile definire “una politica di competitività reale del nostro turismo e rendere più efficienti i luoghi della concertazione (cabina di regia) e della promozione verso i mercati (Agenzia Enit)”.


IL CAPITALE STRANIERO VALORIZZA IL TURISMO
di Stefano Bertelli, presidente del consiglio nazionale Fiaip


Il mercato immobiliare nelle città d’arte costituisce da sempre un elemento fondamentale del tessuto economico del territorio, in particolare in Regioni come la Toscana. E in questa congiuntura negativa, il settore può rappresentare una scelta d’investimento lungimirante, sia per gli italiani che per gli stranieri, dal momento che gli immobili delle città d’arte rimarranno sempre di grande valore e di grande prestigio. In Toscana, ad esempio, la domanda da parte di clientela estera è presente da più di 40 anni e proprio questa richiesta è servita, negli anni ’50 e ’60, da volano per salvare e rilanciare le attività turistiche, agricole ed economiche dei piccoli comuni situati nelle campagne tra Firenze e Siena. Sono stati infatti gli investimenti stranieri a porre le basi per l’accoglienza turistica delle zone del Chianti senese e fiorentino, amplificate poi alla Maremma, alla Lucchesia e alla Carfagnana.
Ovviamente la domanda di case a Firenze, come in molte altre città d’arte e non, risente delle tendenze negative del mercato immobiliare di questo ultimo periodo, ma per quanto riguarda l’investimento di capitale straniero, questo, almeno in Toscana, c’è da sempre e fortunatamente continua tutt’ora.



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