
Deputato del Pdl e presidente della commissione bicamerale per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico la Loggia, agrigentino, classe ’47, è stato il relatore del decreto legislativo sulla fiscalità municipale ed è a lui che L’Agente immobiliare ha chiesto di chiarire la portata della riforma sull’autonomia impositiva dei comuni. Sposato con tre figli, avvocato cassazionista, Revisore ufficiale dei conti, Professore di Contabilità di Stato alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo, La Loggia è in Parlamento dal ‘94, quando è stato eletto per la prima volta al Senato, per Forza Italia. E' stato Presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia al Senato dal giugno ‘94 al giugno 2001 e ministro per gli Affari regionali nel secondo e terzo governo Berlusconi. Alla luce della sua biografia, quello del federalismo sembra un tema in qualche modo presente nel dna di La Loggia, tanto più se si pensa che suo padre Giuseppe è stato uno dei fondatori dell'Autonomia siciliana, mentre il nonno Enrico è stato protagonista della stesura dello Statuto siciliano e autore dell'articolo 38 meglio noto come “Fondo di solidarietà nazionale".
Presidente La Loggia, il decreto legislativo sulla fiscalità municipale può essere definito il primo passo concreto nella configurazione del nuovo sistema di fisco federale, quali sono gli aspetti più innovativi del provvedimento?
Quello sul federalismo municipale è forse “la madre” di tutti i decreti attuativi della legge 42/09, dal momento che fa riferimento a quei Comuni che - proprio per lo spirito della legge delega - diventeranno i principali protagonisti del nuovo sistema fiscale. Con un utilizzo delle tasse che sarà meglio verificabile dai cittadini, proprio perché a gestire i tributi saranno gli enti più ad essi vicini e, di conseguenza, più facilmente controllabili. Il federalismo fiscale, inoltre, se da un lato potrebbe determinare un modesto aumento dell’imposizione tributaria a livello locale, dall’altro vedrà comunque una parallela diminuzione delle imposte a livello nazionale. Imposte, dunque, che non solo non aumenteranno - come, strumentalmente e talvolta in malafede, gli oppositori della riforma vorrebbero fare intendere - ma, a regime, potrebbero addirittura diminuire. Al riguardo è comunque sempre opportuno ricordare che la legge delega prevede due criteri fondamentali, e cioè che la sua attuazione deve essere compatibile con gli impegni finanziari assunti con il Patto di stabilità, e che da essa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Una parte consistente degli introiti dei comuni deriveranno da un nuovo sistema di tassazione sugli immobili, l’imposta municipale propria, che assorbirà l’Ici sulle seconde case e sugli immobili diversi dall’abitazione principale e le numerose imposte sugli atti di compravendita. Quali saranno i vantaggi di questo nuovo impianto per i cittadini e per gli operatori del real estate?
Quando si unificano più imposte, in generale si semplifica la vita dei cittadini e delle imprese. E così sarà anche in questo caso. Con il decreto si prevede - e questo è un aspetto di particolare rilievo - che le amministrazioni comunali finanzino gli interventi di loro competenza sostituendo fra le fonti di finanziamento i trasferimenti erariali con i proventi della tassazione immobiliare fino ad ora solo in parte di competenza comunale per poi, a regime, pervenire alla definizione di un nuovo tributo unico municipale - l’Imu appunto - in sostituzione di una serie di prelievi diretti ed indiretti gravanti sul reddito da immobili o sulle operazioni di trasferimento della proprietà. Per gli operatori del settore, credo che il nuovo sistema possa rappresentare un possibile stimolo alle attività di compravendita.
Con il provvedimento, arriva anche la tanto attesa cedolare secca sugli affitti, che è stato anche uno dei punti più dibattuti del testo. Come si è giunti all’attuale definizione della norma, con la doppia aliquota al 19 e al 20%?
Nel decreto è in effetti prevista una revisione della tassazione dei redditi da locazione di immobili ad uso abitativo delle persone fisiche, con il passaggio da una tassazione progressiva ad una fondata sulla cedolare secca. Una riforma da tempo al centro del dibattito, ma che fino ad oggi era stata accantonata in ragione soprattutto del suo costo. In assenza di riferimenti precisi, siamo giunti all’attuale formulazione tenendo conto degli equilibri generali di finanza pubblica.
Crede che l’introduzione della cedolare secca riuscirà a raggiungere il triplice obiettivo di fare emergere gli affitti in nero, calmierare i canoni e fare da volano a questo segmento del settore immobiliare?
Si prefigura certamente una ‘fascia di convenienza’ posizionata su questo nuovo quadro di riferimento normativo. E speriamo che ciò valga a conseguire l’obiettivo ultimo della riforma, e cioè un deciso miglioramento dell’attuale situazione abbastanza sregolata. A regime, vedremo se questo nostro intento sarà coronato da successo
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