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Mattone & Finanza

Un'occasione mancata


Il Presidente Fiaip Paolo Righi e il Vicepresidente Samuele Lupidii mettono a nudo i limiti del decreto legislativo 141/2010

17.12.2010

Un'occasione mancata - Il Presidente Fiaip Paolo Righi e il Vicepresidente Samuele Lupidii mettono a nudo i limiti del decreto legislativo 141/2010

Forse ottima per i consumatori, ma con qualche criticità per le attività di agenti immobiliari e mediatori creditizi. Un impatto negativo che comunque potrebbe avere ripercussioni anche sugli utenti che il legislatore puntava a tutelare. Stiamo parlando del decreto legislativo 141/2010 con cui l’Italia ha recepito la direttiva europea 2008/48/CE sul credito al consumo, riformando inoltre, sulla base della delega contenuta all’articolo 33 della Legge Comunitaria 2008 (L. 88/2009), le attività di intermediazione finanziaria e creditizia. Con il provvedimento sono state introdotte alcune rilevanti novità che cambieranno profondamente (in vista della completa attuazione, vedi box) il settore. Obiettivo del legislatore è stato incrementare la tutela dei consumatori, colpendo operatori senza scrupoli, ma con l’effetto avverso di penalizzare anche professionisti che sulla qualità del loro lavoro hanno creato impresa e offerto servizi. A mettere in evidenza i limiti del provvedimento il Presidente Nazionale della Fiaip Paolo Righi e il Vicepresidente Nazionale della Fiaip con delega alla Mediazione Creditizia Samuele Lupidii, intervenuti a Roma alla prestigiosa convention “Credito al Credito. Il mercato del credito tra sviluppo ed equità sociale”, promossa dal 24 al 26 novembre dall’Abi (Associazione bancaria Italiana) in collaborazione con Assofin (Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare). La principale novità introdotta dal provvedimento, ha evidenziato Lupidii, è costituita dal divieto di esercitare l’attività di mediazione in forma individuale o mediante società di persone. Questo all’atto pratico, ha spiegato il Vicepresidente Fiaip, “significherà per 60mila soggetti che oggi operano con propria partita Iva e proprio marchio chiudere l’attività” e riciclarsi come dipendenti delle società di intermediazione. Una volta a regime, ha infatti ricordato Lupidii, la riforma permetterà l’iscrizione all’elenco dei mediatori creditizi “esclusivamente alle imprese costituite in forma di società di capitali”, con l’obbligo di versare per intero un capitale sociale minimo di 120mila euro, come previsto dal Codice civile per le Spa. Se a questo si aggiunge il fatto che la riforma impone nuovi requisiti non solo per potere essere iscritti nell’elenco degli intermediari ma anche per poter svolgere le cariche di presidente dei consigli di amministrazione e di amministratori unici, per le Spa e Srl operative nella mediazione creditizia, appare evidente che quanti “hanno dedicato gran parte della propria vita professionale al settore, magari anche dedicando parte delle proprie risorse a formarsi, pubblicizzare il proprio marchio, a strutturarsi con back office che dà lavoro a chi svolge il lavoro di segreteria dovranno chiudere i battenti”. Adeguarsi alle nuove regole, ha precisato Lupidii, “richiederà non solo il versamento di un importante capitale sociale ma soprattutto una struttura interna, con la previsione di un audit, che avrà dei costi rilevanti”. Per molti dunque “l’unica alternativa – ha evidenziato – sarà quella di diventare dipendenti o collaboratori di società di mediazione creditizia adeguatamente strutturate”. Un altro punto critico della riforma, ha poi aggiunto il vicepresidente nazionale Fiaip, è quello legato all’obbligo di sottoscrizione di polizze assicurative, dal momento che viene prevista la responsabilità oggettiva delle società di mediazione che, sotto il profilo civile/risarcitorio e penale, saranno responsabili in solido dell’operato di tutti i soggetti di cui si avvalgono a qualsiasi titolo. I massimali delle polizze da sottoscrivere saranno fissati dall’apposito Organismo di regolamentazione del settore che dovrà essere costituito entro il prossimo giugno. Il problema che si porrà, oltre a quello dell’ennesimo riflesso sui costi dei servizi di mediazione creditizia, ha sottolineato Lupidii, sarà trovare compagnie assicurative che accetteranno di definire polizze in un settore potenzialmente così ad alto rischio. Il riflesso più negativo della riforma sulla professione degli agenti immobiliari, ha invece osservato il Presidente Nazionale Fiaip Righi, è che “gli agenti non potranno più segnalare i prodotti creditizi connessi alla vendita d’immobili, ovvero i mutui ipotecari”. Finora, ha spiegato, le banche hanno stipulato convenzioni con gli agenti immobiliari per la vendita di prodotti di finanziamento, puntando sulla capacità di questi ultimi di “indirizzare il cliente all’acquisto di un immobile, in base alla propria disponibilità economica, evitando un indebitamento eccessivo da parte dello stesso”. Per fare questo gli agenti non percepiscono provvigioni per il mutuo da parte del cliente. Fatto che permette al consumatore un risparmio di spese, oltre che di tempo, rispetto alla consulenza di un mediatore creditizio. In un mercato come quello italiano, dove il 65% delle compravendite immobiliari effettuate attraverso intermediazione avviene con l’erogazione di un mutuo ipotecario, ha spiegato ancora Righi, l’agente immobiliare è stato di fatto anello di congiunzione e filtro tra chi acquista un’immobile e le banche che erogano i finanziamenti. Ora, con le nuove regole, venendo a mancare “la possibilità di intermediazione da parte degli agenti immobiliari si prevede un allungamento dei tempi di vendita, con rallentamento della ripresa in corso”. Il rischio dunque è che a rimetterci saranno proprio quei consumatori che il legislatore puntava a tutelare, oltre alla filiera immobiliare già penalizzata dalla crisi finanziaria. Righi ha infatti voluto rimarcare come gli agenti immobiliari hanno poco contribuito all’eccessiva finanziarizzazione del mercato, dal momento che hanno sempre lavorato in funzione della filiera immobiliare. Il Presidente Nazionale Fiaip ha quindi concluso il proprio intervento evidenziando come per la Federazione “se l’agente immobiliare potesse proseguire nello svolgere la propria attività di consulenza e distribuzione di mutui ipotecari la sua stessa attività opererebbe sempre nell’interesse dei clienti e delle banche”. Per Fiaip dunque, con il dlgs 141/2010 è stata realizzata una riforma ormai non più rinviabile, ma è stata anche persa una buona un’occasione per fare un’ottima riforma. In ogni caso, per quanto di sua competenza, la Federazione continuerà a dialogare con le istituzioni per apportare miglioramenti in vista della definizione dei decreti e dei regolamenti attuativi.



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