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Primo Piano

Una delega per la casa


Istituire un sottosegretariato con competenze specifiche sul comparto immobiliare

17.11.2009

Una delega per la casa - Istituire un sottosegretariato con competenze specifiche sul comparto immobiliare

Con grande lungimiranza la Federazione italiana degli agenti immobiliari ha giocato di anticipo e all’indomani dell’esito delle urne si è fatta avanti per mettere subito sul tappeto i nodi della categoria
ma, soprattutto, nuove proposte per ridare slancio a un settore in difficoltà. Creare per l’immobiliare un interlocutore istituzionale unico, attraverso la figura di un sottosegretario o di un viceministro, è l’idea lanciata da Fiaip prima della chiusura delle “convocazioni” per la nuova squadra del quarto governo Berlusconi. Il presidente nazionale della Federazione, Franco Arosio, ha così spiegato a l’Agente immobiliare i motivi di questa strategia di attacco e le richieste che la categoria portare al prossimo esecutivo.
Presidente, dopo il risultato elettorale, la Fiaip è stata la prima se non l’unica associazione del settore immobiliare ad avviare contattati con il futuro esecutivo. In quale direzione sono andate le vostre richieste?
Noi abbiamo fatto un’operazione sia pre che post elettorale. Quella precedente al voto ha visto la consegna di manifesti programmatici riferiti ad agenti immobiliari e mediatori creditizi, presentati da Fiaip, ma che contenevano un senso comune e condiviso elaborato insieme alla consulta dell’intermediazione, che riunisce anche Anama e Fimaa (Associazione nazionale agenti e mediatori di affari e Federazione italiana mediatori e agenti d’affari, ndr.). Questo lavoro ha consentito, a urne chiuse, di riallacciare subito i rapporti e di cercare non solo la conferma di quanto presentato in campagna elettorale, ma di aggiungere una proposta nuova e questa di esclusiva iniziativa della Fiaip: la richiesta di creare una figura nel governo, un sottosegretario o in viceministro, con una delega specifica e unica per tutte le problematiche della casa e del settore immobiliare. Questo perché una delega sul settore esiste già, ma è frammentata su tre ministeri differenti Infrastrutture, Attività produttive ed Economia.
Che risposta avete avuto?
Il nostro suggerimento ha trovato un alto grado d’interesse da parte di tutto il mondo politico, non solo nel Pdl, ma anche nel Pd, al quale lo avevamo presentato già prima del voto. Ovviamente all’atto pratico non possiamo sapere cosa accadrà e soprattutto se è fattibile questa proposta, anche perché l’attuale legislazione prevede un certo numero fisso di ministri e sottosegretari. Però siamo convinti della necessità di un organo che unisca tutto il settore immobiliare per renderlo sempre di più sinergico e funzionale alla risoluzione dei problemi del Paese. Mi riferisco non solo alla parte sociale della politica della casa, ma anche al mercato, che rappresenta una percentuale rilevante del prodotto interno lordo dell’Italia. Quindi spero che la nostra opera di sensibilizzazione verso alcuni big della politica e in particolare del Pdl, possa rendere possibile questa proposta, malgrado i limiti imposti dalla legge alla compagine governativa.
Quali sono gli interventi che chiedete al nuovo esecutivo, considerando il rapporto piuttosto critico che c’è stato con l’amministrazione uscente e, al contrario, la grande crescita registrata dal settore immobiliare dal 2001 al 2006, quando a governare era proprio la nuova maggioranza? Avete più fiducia ora?
Riteniamo che oggi tutto il Paese ha bisogno di più fiducia e questo indipendentemente dagli schieramenti politici. Abbiamo avuto indubbiamente un quinquennio, anzi sei anni, di grande motivazione e di grande crescita del mercato immobiliare, dovuta a due fattori scatenati: da un lato il trasferimento degli investimenti da mobiliari a immobiliari, dall’altro la grande facilità di accesso al credito offerta dalla banche. Questo fino al 2006. Dal 2006-2007 in poi però si sono inserite per il settore alcune norme di tipo fiscale, che non abbiamo in modo aprioristico considerato non necessarie o non funzionali, ma su cui avremmo voluto un confronto con il governo, per cercare di far capire le esigenze del settore, che in realtà è sconosciuto alla politica. Noi con l’ultimo governo abbiamo sofferto per tante ragioni, ma non abbiamo mai anteposto interessi corporativistici. Quello che abbiamo fatto è stato rivolgerci a Bersani, perché era lui il nostro referente, per dargli la nostra disponibilità a discutere proposte e ad avviare un confronto. Un confronto chiesto non solo da singoli associati, ma da tutta la consulta interassociativa che rappresentata tutti gli agenti immobiliari del Paese. Purtroppo non ci hanno mai ascoltano, intervenendo in modo disordinato, partendo dalla legge professionale. Ad esempio la cancellazione del ruolo per gli agenti immobiliari è un’idea folle, perché è come se si abolisse l’ordine dei medici. E’ giusto fare riforme e liberalizzare, ma no a colpi di demagogia. Noi, lo ribadiamo, siamo disposti al dialogo e comprendiamo la necessità di disciplinare il settore immobiliare, però chiediamo anche di evitare di fare confusioni.
Di che tipo?
Nella filiera dell’immobiliare gli agenti sono i distributori ed è forse per questo, perché abbiamo vetrine e uffici, che ci bollano come immobiliaristi, trasformandoci nei recettori negativi di tutto quello che è il peggio del comparto, senza che si tenga conto dei grandi speculatori, della nuove Siiq e di tutte le componenti della filiera. Quindi al prossimo governo chiediamo sostanzialmente di porre mano alle norme che sono funzionali all’attività della categoria, ripristinando le disposizioni che consentono alla nostra professione di esistere, e, in seconda istanza, di riposizionare le norme fiscali antielusive, con particolare riguardo alla responsabilità in solido degli agenti nella registrazione del contratto di compravendita. Queste norme o vanno tolte o estese anche ad altre categorie economiche. Altrimenti noi non ci stiamo e valuteremo la possibilità di fare ricorso, valutando i possibili profili di incostituzionalità.
E per il futuro?
Noi ci siamo. Abbiamo proposte, non siamo più da tempo (e forse no lo siamo mai stati) una struttura corporativistica, vogliamo mettere al centro del nostro lavoro il cittadino-consumatore, ma senza demagogia.



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